«A Razzolo cucino e faccio i lavori di casa in attesa di un inverno importantissimo»
L’olimpionico Giuliano Razzoli è tornato sull’Appennino «Stavo andando forte, peccato sia saltata la stagione»
«Cosa possiamo farci: dobbiamo stare a casa, anzi, in casa».
Nel suo remoto isolamento di Razzolo di Villa Minozzo Giuliano Razzoli guarda con un certo rammarico il calendario residuo di Coppa del Mondo di slalom che non si riuscirà a rispettare.
«Peccato – annota – perché dopo Kitzbuehel stavo andando veramente forte. In Austria mi sono classificato settimo però a centesimi di secondo dalle posizioni di vertice. Che rabbia poi quel paio di inforcate in cui sono incappato a Schladming e Chamonix, proprio mentre marciavo con tempi eccezionali. E il seguito è finito nel nulla».
In effetti l’ultimo scampolo di questa stagione invernale è stato cancellato.
«In Giappone ci si è messo di mezzo il maltempo - spiega il “Razzo” - e abbiamo viaggiato per nulla fin laggiù. Poi è arrivato l’allarme Coronavirus e sono state annullate le ultime prove in programma in Slovenia (a Kranyska Gora si sarebbe gareggiato nella giornata di ieri, ndr) e a Madonna di Campiglio nel prossimo fine settimana. Mi spiace perché mi sentivo davvero in forma».
Cosa resta allora da fare
«Io non sto fermo - ride mentre lo dice - perché ci sono le pulizie di Pasqua. Così mi alterno fra una sbiancatura del soffitto, il riordino del solaio, il controllo della cantina (si dice sia molto bene organizzata con vini di rango provenienti da tutto il mondo, ndr). Non mi dispiace nemmeno dedicarmi alla cucina dove me la “cavicchio” abbastanza bene. Cosa preparo? Mi difendo con la carbonara, l’amatriciana e con le carni alla griglia. Così faccio riposare un poco mia madre».
Non si rischia di ingrassare e perdere la forma?
«No se si sta attenti a quanta roba metti nel piatto e poi se anche restando in casa ti alleni e continui a lavorare agli attrezzi ginnici. Anche l’Esercito, di cui faccio parte, ha diramato una serie di regole, di istruzioni sui comportamenti da tenere sconsigliando in ogni caso di andare fuori. A Razzolo è stato comunque chiuso anche il bar dove ogni tanto rivedo gli amici. Ogni uscita è comunque a rischio anche se quassù, sinceramente, non trovi nessuno per strada. Però un bel giretto in bicicletta sarebbe bello farlo, tanto per non prendere la ruggine…».
Torniamo allo sci.
Come possiamo archiviare l’inverno 2019/2020?
«Come una occasione mancata. Erano due stagioni che non mi sentivo così bene, senza infortuni e con le attrezzature giuste. Da quando ho cambiato sci e scarponi mi sono sentito perfettamente a mio agio e quindi più sicuro. Contavo proprio di chiudere in bellezza, di affrontare gli ultimi impegni in scioltezza. L’emergenza sanitaria non ci voleva davvero. Adesso speriamo solo che non duri troppo perché vorrei andare almeno a sciare alcune giornate in aprile qui vicino al Cimone, fino a quando c’è neve, o sulle Alpi. Poi ci saranno da definire gli accordi per le attrezzature sportive della prossima stagione e progettare le uscite estive. Ma per quelle c’è tempo».
«Ora - prosegue - mi interessa soltanto tornare libero di muovermi e progettare le prossime due stagioni».
E saranno due inverni importanti quelli che si prospettano davanti al campione reggiano.
«Saranno importanti - tiene a chiarire Razzoli - perché in primo luogo si potrà finalmente tornare a disputare la Coppa del Mondo e inoltre, nel secondo anno, sarà nuovamente la volta delle Olimpiadi, a Pechino. Là non voglio proprio mancare magari per completare sotto quella bandiera multicolore la mia carriera agonistica sportiva».
Dieci anni fa, Giuliano Razzoli conquistò la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Vancouver in Canada.
Il Razzo esordì nel mondo delle gare internazionali nel 2004 ed è stato tre volte campione d’Italia. Ha vinto inoltre alcune gare di Coppa del Mondo, ottenendo anche nel corso delle stagioni diversi podi.
È stato nominato Commendatore al merito sportivo. —
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