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Reggio Emilia Special Soccer «Così battiamo la disabilità»

Aldo Spadoni
Reggio Emilia Special Soccer «Così battiamo la disabilità»

Daniele Braglia ha fondato una squadra di calcio a 5 fatta di giocatori “speciali” «Ci alleniamo per giocare alla pari con gli altri calciatori “normodotati”»

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Aldo Spadoni

/ REGGIO EMILIA

Reggio Emilia Special Soccer è una nuova realtà sportiva che unisce normodotati e disabili in un unico progetto che ha come principio quello di non mettere nessun tipo di barriera nello sport. L'idea è arrivata dal 37enne reggiano Daniele Braglia che da una vita si batte a favore dei ragazzi disabili dopo una terribile esperienza di vita avuta all'età di 16 anni. A quell'età Braglia era una giovane promessa dell'U.S.Albinea e a causa di un pauroso incidente stradale tra il suo scooter ed un auto , a pochi metri da casa, rischiò la vita. Dopo quattro giorni in rianimazione, 21 nel reparto di ortopedia e 42 ingessato in quanto nell'incidente riportò numerose fratture , Braglia è rimasto paralizzato alla mano e al braccio oltre ad aver subito un grave trauma cranico.

Dopo un lento recupero riprese a giocare a calcio con gli amici, quindi nel campionato di calcio a 5 Csi di Ravenna e poi in quello di Reggio. Nella vita è un impiegato tecnico nella ditta reggiana della G. Guerra Group che si occupa di lavorazione di materie plastiche.

Com’è nata questa idea ?

«L'idea è nata circa un anno fa in base all'esperienza che avevo maturato giocando per molto anni in campionato riservati ai disabili».

Qual è stata la sua carriera?

«Ho giocato nei campionati Csi di Reggio Emilia e nelle società Fourigioco Canneto sull'Oglio, Calcio Veneto For Disable oltre a una lunghissima e straordinaria esperienza nel Torino, squadra affiliata al Torino Calcio dove andavo due volte la settimane. Grazie a questa straordinaria esperienza e facendo parte della nazionale di calcio a 7 Cerebrolesi, ho avuto l'idea di creare una squadra nella nostra città rivolta a ragazzi disabili che si differenziasse dalle altre realtà presenti nel territorio portando la competizione a livello di persone normodotate per sensibilizzare anche i nostri avversari verso il mondo dei disabilità. Lo scopo è quello dell'integrazione, un'idea che avevo da anni, ma era ferma perchè mi mancava sempre l'input. La scintilla è stata la mia ragazza unitamente ad un mio amico, Alan Reverberi, anche lui disabile, che mi hammo appoggiato in questa avventura».

La vostra quindi è una sfida quindi con voi stessi?

«Il progetto è stato quello di differenziare in base ad una scelta sportiva per i ragazzi, in quanto a Reggio partecipano ad un campionato per loro, dove vincono anche con risultati altisonanti, quindi per fargli capire anche il senso dell'umiltà e come ci si può sentire psicologicamente perdendo con tanto margine contro squadre normodotate. Questo per acquisire autostima e crescere non solo tecnicamente».

Qual è quindi la diversità del vostro progetto?

«Il nostro progetto è un progetto aperto a tutti, dove non si fanno distinzioni di disabilità come può avvenire ad esempio in 4^ categoria , un campionato del quale molti ne parlano, ma che ha "paletti molto rigidi" per partecipare, quindi la nostra come le altre società sul territorio accettano tutte le disabilità fisica, psichiatrica e cognitiva. Noi accettiamo anche normodotati che vogliono entrare nel nostro progetto di integrazione attraverso lo sport».

Per lei è stato così, non è vero?

«Sì, per me lo è stato, in quanto dopo un incidente in cui rimasi paralizzato tutti mi guardavano con occhi diversi, ma quando avevo un pallone tra i piedi mi sentivo una persona normale.

Questo è stato importantissimo in quanto a 16 anni trovarsi catapultato nel mondo dei disabili è stato un vero e proprio trauma iniziale, ma non ho mollato, mi sono integrato, mi sono fatto rispettare. Purtroppo ci sono stati anche episodi nei quali sono stato bullizzato e offeso, ma ho sempre dato il massimo».

Quali sono i vostri obiettivi?

«Stare a galla. Anche economicamente. Finora è stato possibile grazie al contributo di tante realtà amiche. La Polisportiva Borzanese ci ha messo a disposizione il campo per gli allenamenti e la Cooperativa Accento che ha messo in contatto con ragazzi che possono essere interessati a giocare a calcio. Devo ringraziare la Uisp di Reggio che ci ha dato una grossa mano e ci aiuta anche nell'organizzazione». —

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