«La corsa della Grissin Bon non si interromperà»
L’allenatore Maurizio Buscaglia sui giorni difficili lontano dalla palestra «Adesso la priorità è la salute, ma c’è voglia di finire ciò che è stato iniziato»
Linda Pigozzi
REGGIO EMILIA
«Eravamo tutti dentro una corsa, quella della Pallacanestro Reggiana. Tutti. Squadra, club, tifosi. Ora questa corsa è stata interrotta, ma siamo ancora tutti vicini anche se ci siamo fermati».
Nonostante il campionato sia congelato e gli allenamenti sospesi, il coach Maurizio Buscaglia è in realtà attivissimo.
Sembra di capire che lo stop non vi ha comunque fermato completamente?
«Ci sentiamo quotidianamente. Fa piacere a tutti sentire come stiamo o anche solo chiedere ai ragazzi se hanno bisogno di qualcosa. Mantenere appuntamenti quotidiani di questo tipo è importante anche psicologicamente perché contribuisce a scandire la giornata, oltre a mantenere vive le relazioni. In questi giorni stiamo imparando sulla nostra pelle che valore profondo hanno i rapporti».
Come stanno i suoi giocatori?
«Bene. Restano in casa e lavorano, per quello che ovviamente riescono a fare, seguendo i dettami del preparatore atletico, cercando di tenere allenato il fisico e la mente».
A livello psicologico come li sente?
«Onestamente, con l’andare dei giorni la parte sportiva ha lasciato il campo alle problematiche legate al mantenimento della salute. I nostri ragazzi sono dei lavoratori che non possono lavorare, sono atleti abituati a sfogare tutto in palestra e che ora non possono più farlo, sono giocatori abituati a certi ritmi che ora non possono più tenere. Logico, quindi, che una certa fatica a livello mentale la avvertano. In generale stanno però affrontando bene questo momento senza gioco».
Reggie Upshaw è rientrato negli Stati Uniti. Condivide la sua decisione? Aveva avuto modo di parlargli prima che lasciasse la città?
«Con i giocatori siamo stati chiarissimi sin da subito. Abbiamo raccontato loro cosa stava accadendo. Lo facciamo ancora, in ogni momento. Ora la situazione è diversa rispetto al giorno in cui Reggie è partito e anche di là, negli Stati Uniti, si è arrivati a una situazione d’emergenza. Come ha detto la presidente Ferrarini nessuno viene trattenuto a forza. Ognuno può compiere le scelte personali che ritiene giuste».
Come procedono invece le sue giornate?
«Da casa dedico comunque una parte della giornata al lavoro».
Come riesce?
«Sono in costante contatto con il resto dello staff, con la società e con i ragazzi. Poi riguardo partite, studio giocatori e mi dedico ai playbook».
Ieri avreste dovuto ritrovarvi in palestra per riprendere gli allenamenti, ma l’appuntamento è slittato al 26 marzo. È d’accordo?
«Assolutamente. Andiamo incontro alle due settimane più dure, anche se verosimilmente pure dopo sarà necessario non abbassare la guardia. Era necessario preservare i giocatori, la loro salute e quella di chi ci circonda. Al di là del desiderio che tutti abbiamo di ritornare in palestra e riprendere i nostri ritmi, dal mio punto di vista era necessario restare a casa e avere cura della salute personale e del prossimo».
Quanto le manca l’appuntamento quotidiano con la palestra?
«Manca tutta la routine quotidiana, fatta di tante cose. Dalla riunione alla preparazione, all’allenamento in palestra in sè, fino al commento alla seduta. Mancano le emozioni annesse e connesse alla palestra: grinta, rabbia, gioia, tutto ciò che poi si esterna nella partita e che è la nostra linfa. Adesso la testa è su altre priorità, viviamo un’altra quotidianità e credo che tutto il vissuto di questi giorni ce lo porteremo dietro anche quando sarà finita l’emergenza»
A cosa si riferisce?
«Stiamo ritrovando compattezza e valori che spero ci restino anche dopo la fine di questa lotta».
Lega e Fip sono al lavoro per concludere i campionati. Cosa ne pensa?
«C’è voglia di finire le cose che si sono cominciate e desiderio di andare avanti».
Non crede che il campionato risulterebbe falsato?
«Non userei questo termine. Sarà un’altra cosa. Dovrà essere una rinascita. Non sarà una situazione semplice ed è bene parlarne e confrontarsi perché è dai tavoli che si sviluppano le idee e si trovano le soluzioni. Il come riusciremo a ripartire potrebbe segnare la pallacanestro dei prossimi anni». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google