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«Basta insultarmi Mi sto allenando in piena sicurezza per me e per gli altri»

Aldo Spadoni
«Basta insultarmi Mi sto allenando in piena sicurezza per me e per gli altri»

Maestri lavora per ricominciare la stagione con la Bardiani «Noi professionisti possiamo esercitarci all’aperto»

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Aldo Spadoni

LUZZARA

Mirco Maestri è l’unico reggiano nel mondo professionistico delle due ruote.

L’atleta di Casoni di Luzzara che gareggia con la Bardiani Csf Faizanè, tra l'altro nel bel mezzo dell'emergenza sanitaria in atto in Italia ha terminato da pochi giorni la sua trasferta in Croazia dove si era continuato a gareggiare.

Come sta vivendo questo momento ?

«Viviamo questo momento come un grosso punto di domanda, perché non sappiamo bene quando tutto riprenderà e certamente bisognerà aspettare che la situazione sanitaria migliori e che ridefiniscano il calendario internazionale».

Come si sta allenando?

«Ho parlato con Roberto Reverberi, il mio direttore sportivo, e abbiamo pensato di affrontarlo come una seconda stagione invernale, ma è un inverno che arriva dopo due mesi di corse negli altri continenti e se come si vocifera le gare riprenderanno a giugno e si dovrebbe arrivare sino a novembre inoltrato».

Qual è quindi il piano allenamenti?

«Riprenderò con gli allenamenti nella mia palestra di casa e quindi fuori tenendo conto che ci sono delle belle giornate e che noi professionisti possiamo allenarci all’esterno. Da aprile inizierà una preparazione per la stagione che poi andrà a reiniziare».

Quali i problemi che potrebbero sorgere ?

«In Italia abbiamo già messo in campo prima di altri paesi importanti norme di sicurezza, avendo vissuto prima questa emergenza. La Spagna, ad esempio, ora ha proibito anche ai professionisti di allenarsi in bicicletta; noi invece abbiamo preso misure preventive e drastiche quindi speriamo di ottenere molto prima risultati importanti. Personalmente ringrazio la sanità italiana, che ha fatto e sta facendo un lavoro immane, mettendo a repentaglio per noi la loro vita; è dura stare in casa, soprattutto per gli anziani e i bambini e io ne ho due, ma si riscopre il calore della famiglia. Ho la fortuna di avere ancora i nonni , cerco di vederli il meno possibile per proteggerli, in quanto lo sappiamo che gli anziani possono rischiare di più di noi».

Molti amatori si stanno lamentando per non riuscire ad uscire per la quotidiana sgambata in collina, cosa ne pensa?

«Qualcuno può storcere il maso, arrabbiarsi con me, però lo so che è dura stare in casa, a volte c’è un po’ anche di invidia e viaggia il messaggio “tu sì e io no”, ma per me è un lavoro. Indosso una maglia e ho sia diritti sia doveri da rispettare e oltre che ad essere passione è lavoro. In Italia di professionisti non ce ne sono migliaia e siamo in pochi che hanno la fortuna di poter uscire in bicicletta, ma ricordate che è dovere restare in casa per tornare alla libertà vera e propria di pedalare. Voglio mandare un messaggio a tutti i bambini che amano giocare all’aria aperta e ai giovani ciclisti: state in casa, passerà tutto e torneremo tutti a giocare e divertirci insieme».

È in contatto con i compagni?

«Ci sentiamo spesso e per questo tutti insieme abbiamo deciso di allenarci nello stesso modo, per poi riiniziare come se fosse la preparazione di dicembre».

Ha un appello da fare?

«Sì, di rispettarsi per strada, anche se è un argomento da prendere con le pinze, la gente non lo sa che posso allenarmi per strada e gli insulti ricevo sono ingiusti e spesso molto pesanti: abbiate rispetto, non offendetemi sto facendo tutto in massima sicurezza per me e per tutti». —

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