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Basket serie A

Candi: "Passerà ancora del tempo prima di rivedere la Grissin Bon"

Adriano Arati
Leo Candi a canestro al pala Bigi
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Leo Candi a canestro al pala Bigi

L'esterno biancorosso analizza il difficile momento del basket italiano

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ivisi a metà fra le umane preoccupazione collettive di ogni persona e i tentativi di non perdere tono e condizione in vista di un obiettivo oggi sfumato, una partita di basket. Non sono settimane normali nemmeno per i giocatori della Grissin Bon, costretti in casa come gran parte degli abitanti e impossibilitati ad allenarsi pienamente e in maniera collettiva.
L’esterno Leo Candi prova a gestire al meglio situazione dedicandosi a passatempi, vecchie passioni ed esperimenti ai fornelli, oltre che a cercare di mantenersi in forma, nel limite del possibile. Impresa complicata, sia la condizione fisica sia l’umore non possono non risentire di una fase così particolare, il gruppo reggiano sta cercando comunque di fare il possibile seguendo a casa le indicazioni del preparatore atletico Matteo Del Principio. In attesa di capire cosa riserverà il futuro, prima di tutto a livello umano e poi pure sportivo. Quando si ripartirà, le passioni sportive saranno utili per ridare morale a persone inevitabilmente provate. E il basket, per Candi un amore sin dalla più tenera età, potrebbe essere prezioso.
Ormai sono passati tanti giorni dall’ultimo allenamento in palestra. Riesce a lavorare anche in clausura?
«Sto provando a fare quello che posso da qui, non è semplicissimo, dobbiamo reinventarci. Si prova a fare qualcosina da casa, il nostro preparatore ci ha dato gli esercizi, una traccia che usiamo per rimanere un minimo in forma e per non perdere il tono muscolare».
Siete atleti professionisti abituati a sforzi di un certo tipo. Se e quando si riprenderà, ci vorrà tempo per arrivare ad una condizione agonistica quantomeno dignitosa?
«Temo sia così. Per giocatori professionisti come noi, fermarsi tanto tempo senza una palestra o un campo senza cui potersi allenare non è facile. Quando si tornerà a giocare, e prima ancora ad allenarsi in gruppo, ci vorrà tempo».
Dovrete ritrovare tutto?
«Eh sì, sarà necessario riprendere conoscenza e confidenza con il campo, con la palla, con i compagni. Con tutto quanto».
Oggi però questi sembrano pensieri lontani, e forse nemmeno prioritari, no?
«Prima di tutto adesso c’è da pensare alla salute. È giusto che tutti stiano fermi e in casa e l’importante è che questa emergenza possa calare. Dopo, solo a quel punto, quando le cose saranno a posto, si potrà tornare a parlare di basket».
In quel momento, le partite saranno utili al morale collettivo, come un segnale che le cose vanno meglio?
«Credo di sì, anche se prima di tornare in campo bisognerà avere la certezza che sia finito tutto, che non ci siano più rischi. Noi sportivi siamo un tramite per dare uno svago alle altre persone, alle loro passioni, ma prima di tutto siamo anche noi persone, e prima di tutto viene la salute, per chiunque».
Da sportivo, passava più tempo in palestra che a casa, probabilmente. Come si è reinventato?
«Sicuramente si ha più tempo per stare in casa e fare tante cose a cui prima non ci si poteva dedicare».
Come si è organizzato per affrontare le giornate?
«Leggo qualche libro, faccio la Settimana Enigmistica, guardo film e serie tv e mi dedico ai miei hobby, faccio modellini. Ogni tanto ci si mette anche un po’ in cucina per provare a fare qualcosina di diverso dal solito. E ci si riposa».
Pure troppo, ci si riposa?
«Speriamo di ripartire, speriamo davvero che questo periodo possa finire il prima possibile e si possa tornare a occuparsi di pallacanestro giocata. Ma ora credo sia possibile dire quando».
L’incertezza è sovrana. Ci sono tanti ragionamenti e tante ipotesi, però, su come poter riprendere l’attività. Lei si è fatto un’idea?
«Prima di tutto deve essere a posto tutta l’Italia. E poi non sarebbe abbastanza, il problema riguarda tutto il mondo, parliamo di una pandemia, non di una cosa banale».
Questa è la base di partenza per ogni possibile pensiero sul futuro, giusto?
«Adesso l’importante è che passi l’emergenza, poi si vedrà quale soluzione sia la adatta, se finire, se ripartire con una nuova stagione. Dipenderà anche da quando finirà la fase peggiore».
Impossibile fare programma quindi?
«Credo che al momento non si possa prendere una decisione definitiva, perché non possiamo sapere i tempi reali, ogni giorno emergono fattori nuovi che cambiano le prospettive».

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