Andrea Costa si gode la famiglia e dipinge «Tornare a giocare, la vittoria più grande»
Il difensore della Reggiana ha una sensazione: «Se riprenderà il campionato i valori non saranno più gli stessi»
Luigi Cocconcelli
REGGIO EMILIA
Tornare a giocare. Il più presto possibile perché, al di là ed a prescindere dal risultato sportivo, «sarebbe un segnale forte e positivo di ritorno alla normalità, che il peggio è alle spalle».
L’auspicio è di Andrea Costa. Il difensore granata, come tutti, è rintanato in casa. Prima, almeno, poteva andare a correre, effettuare esercizi prescritti dal preparatore atletico per mantenere un minimo di condizione .Tra l’altro era appena rientrato da un infortunio e stava lavorando per ritrovare appieno la forma. Adesso, dopo i nuovi provvedimenti, neanche quello gli è consentito. Come si è organizzato ? Un poco come tutti, si gode la moglie Valentina e la bambina di 3 anni («non l’aiuto, ovviamente, nei compiti, ma abbiamo tante cose da fare insieme, le posso dedicare il tempo solitamente occupato dall’allenamento, dal ritiro, dalla partita»). E scoprendo nuove passioni.
Lui quello della pittura, così al posto di una lezione tattica di Alvini, di una ripetuta, dipinge quadri.
Il calcio, però, manca. Cosa , soprattutto in chi ormai da una quindicina di anni ne ha fatto la propria professione?
«La quotidianità dell’allenamento, la tensione della partita, noi poi siamo un bel gruppo, stavamo bene insieme, ci divertivamo, stavamo facendo un bel percorso, adesso ci sentiamo per telefono, ma è tutto diverso».
La pausa rischia di essere più duratura di quella solita tra fine campionato e la ripresa a metà luglio, più difficile ripartire dal punto di vista atletico o mentale?
«Direi entrambi, ma forse mentale, la forma fisica la ritrovi, certo, prima di rigiocare bisognerà svolgere un periodo di preparazione, forse sarà più dura ritrovare il ritmo partita, la concentrazione, di una cosa sono sicuro».
Quale?
«I valori non saranno più gli stessi, si dovesse, e me lo auguro, ripartire, assisteremo ad un campionato nuovo, diverso, scordiamoci quanto visto finora, nel bene o nel male si ricomincerà da capo».
Quando parla di preparazione, intende forse necessità di un ritiro in montagna, ne avete parlato con la società?
«No, non credo serva andare in quota, se si riesce a rispettare i termini, riprendere a maggio , non ci sarà quel caldo di luglio ed agosto, si può lavorare in città».
Pincolini, ex preparatore atletico di Sacchi, pensa che occorrano minimo dieci giorni di allenamento prima di poter disputare una gara ufficiale, in base alla sua esperienza è così o ne servono di più?
«Per noi che siamo fermi da più di tempo per aver toccato con mano il virus, penso servano minimo 2 settimane».
Undici partite da disputare, più alcuni recuperi, basta fare 2 conti per capire che anche giocando 3 volte la settimana sarà impossibile rispettare il termine del 30 giugno..
«Sono discorsi prematuri,si deciderà in base ai tempi di effettivo ritorno in campo, nessun problema a sforare a luglio, l’importante è tornare a giocare , sarebbe un messaggio di ritorno alla normalità, poi l’aspetto sportivo viene dopo».
Diverse società, Casertana, Siena e Catania in primis hanno comunicato di non essere riusciti a rispettare la data del 16 marzo per il pagamento degli stipendi. A Reggio come siete messi?
«Non ho sentito nessuno, ma qua per ora problemi non ne abbiamo avuto, abbiamo la fortuna di avere alle spalle una società ed una proprietà sana».
In serie A può essere ipotizzabile giocare a porte chiuse per salvaguardare gli introiti televisivi, in C salverebbe, sì, l’aspetto sportivo ma a scapito dell’equilibrio economico di tante, troppe società. In quel caso meglio chiuderla qua?
«Spero che nei decreti che il governo ha varato e varerà ci sia un aiuto, un sostegno allo sport, già in C non si naviga nell’oro, senza sostegni temo sarebbe un bagno di sangue». —
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