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«Ho scelto di restare perché Reggio per me è il posto più sicuro»

Linda pigozzi
«Ho scelto di restare perché Reggio per me è il posto più sicuro»

Josh Owens, centro della Grissin Bon, sull’emergenza Covid-19 «Va presa al più presto una decisione sul futuro del campionato» 

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l’intervista

Linda pigozzi

Nel pieno dell’ennesima giornata lontano dal parquet, Josh Owens lancia un messaggio.

«Ho scelto di restare in Italia perché, a mio avviso, è il posto più sicuro dove stare in questo momento» dice, ribadendo ciò che aveva anticipato nei giorni scorsi sul blog del suo sito www.joshcowens.com

«Sento quotidianamente i miei famigliari e i miei amici negli Stati Uniti - chiarisce il centro della Grissin Bon -. Indipendente dallo Stato in cui vivono, là c’è una generale preoccupazione. Sono più preoccupato io per loro, che non il contrario. La situazione negli Stati Uniti è più indietro rispetto a quella italiana e quindi ho una maggiore percezione di ciò che sta accadendo».

Quali differenze ha notato su come viene affrontata l’emergenza negli States rispetto all’Italia?

«Là non c’è coordinamento sulle misure da adottare. In alcuni Stati è già tutto chiuso e si vive una situazione paragonabile a quella che si vive qui in Italia, mentre in altri si continua a fare una vita normale. In piccola parte è successo così anche in Italia, visto che si è partiti dal Nord ma ora la linea è la medesima in tutto il paese. Negli Stati Uniti c’è ancora grande disparità da questo punto di vista».

Perché ha maturato la decisione di non lasciare l’Italia? Cosa pensa dei tanti suoi colleghi che stanno tornando a casa?

«Ogni situazione è diversa e io non voglio giudicare le scelte degli altri. Io posso parlare per me. Sono single e non ho figli. Non ho una famiglia che mi sta aspettando a casa e questo mi facilita la decisione. Visto l’evolversi della situazione, la prospettiva di maggiore sicurezza per la mia salute è l’Italia. Se tornassi a casa adesso, non avrei la possibilità di vivere la quarantena nel modo in cui viene richiesto di fare, per cui preferisco restare qua. Ovviamente c’è anche il basket e un campionato che non si è concluso ma si è solo interrotto. Non nascondo però che ora la palla canestro è la nostra ultima preoccupazione: la priorità è la salute. Se si dovesse riprendere il campionato vorrei evitare di fare viaggi per rientrare in Italia e ovviamente anche questo ha pesato nella mia scelta di restare qui».

Alla Gazzetta di Reggio il ds Alessandro Frosini ha dichiarato di sperare che il campionato venga annullato. Lei cosa auspica?

«Tutti stiamo aspettando una decisione definitiva. Non interessa quale sarà, ma che venga presa in tempi ragionevoli. Qualsiasi sarà la scelta, mi auguro che il criterio principale con cui sarà presa sia il salvaguardare la salute di tutti».

Quanto è difficile stare lontano dal campo?

«È dura non toccare palla per così tanto tempo e non vivere la quotidianità con la squadra. Possiamo però fare attività fisica e, per quanto possibile, cercare di replicare nella nostra routine quotidiana quelle sensazioni che avevamo in campo».

Come è ora la sua giornata tipo?

«Molto diversa da prima. Parto con una colazione veloce, di solito uno smoothie, poi leggo qualcosa e faccio meditazione. Successivamente inizio il mio workout. Ho la fortuna di vivere in una palazzina con un giardino e posso scendere e fare una corsetta attorno a casa. Preparo quindi il pranzo e, come tutti in questo periodo, mi lancio in esperimenti culinari. Nel pomeriggio studio e approfondisco argomenti che mi interessano come ad esempio il design, seguendo podcast di lezioni. La giornata diventa lunga ma per fortuna iniziano a svegliarsi i miei parenti sulla east coast e posso sentirli. Arriva poi ora di cena e ancora mi lancio fra i fornelli, dopo di che mi rilasso».

Nei giorni scorsi su Instagram aveva chiesto consigli per unbuon vino.

«Ne ho ricevuti tanti - ride, ndr - ma ho dato retta a Luca Infante, un esperto in fatto di gastronomia, che mi ha consigliato un Primitivo di Puglia. L’ho bevuto proprio ieri sera e devo dire che aveva proprio ragione». —

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