Anche Iotti (Povigliese) è pessimista sulla ripresa «La spina è staccata»
Luca Cavazzoni
POVIGLIO
«Parlare di calcio è sempre più difficile, l'auspicio da parte di tutti è ora quello di tornare al più presto alla normalità. C'è una vita quotidiana che è stata completamente stravolta, occorre andarsela a riprendere risolvendo il problema della salute».
Non ha dubbi, Christian Iotti, allenatore della Povigliese, su quali siano oggi le priorità.
«Il calcio? Viene dopo. E di certo il tempo stringe, secondo me il 3 aprile non si riuscirà a ripartire. E se anche ci lasciassero una decina di giorni a disposizione per allenarci, giocare tre partite a settimana sarebbe troppo rischioso a livello di infortuni».
L'emergenza Coronavirus è un pensiero fisso, anche per i giallorossi che sono 4 punti sotto la zona play off e con una gara in meno nel girone B di Prima Categoria.
«I miei ragazzi stanno cercando di mantenere un minimo di condizione - spiega Iotti - arrangiandosi come possono da casa. Fanno cyclette o tapis roulant, abbinate ad un po' di pesistica. Ma l'aspetto più colpito è quello mentale, da troppo tempo la spina è staccata. Non sarebbe così sbagliato pensare di finire qui la stagione, inconsciamente si è già forse proiettati a quella successiva. Il calcio professionistico potrà forse anche a breve ripartire, ma in quello dei dilettanti sono ormai in tanti a pensare il contrario per tutta una serie di difficoltà. Ma sia ben chiaro che per tornare a giocare, saremmo tutti pronti a fare dei sacrifici in tal senso». Classifica alla mano, i giallorossi potrebbero ancora lottare per un importante posto nei playoff. «Mancano ancora troppe partite da qui a fine stagione, chi sta davanti non ha già vinto e chi sta dietro non è già retrocesso. Non saprei davvero come finire questo torneo. Senza contare - conclude Iotti - l’incertezza sul futuro: ci saranno da capire le inevitabili ricadute a livello di sponsor». —
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