«Dipendesse da me, il campionato sarebbe finito»
Tognoli, presidente della Scandianese-Casalgrandese, non ha dubbi: «Restiamo dilettanti e prima di tutto viene la salute»
Alessandro Zelioli
SCANDIANO
Da otto anni Giovanni Tognoli è il presidente della Scandianese che ora, dopo la fusione con l’altra compagine del comprensorio ceramico ha aggiunto il nome della Casalgrandese alla matricola sociale.
Tognoli, la stagione è finita?
«Premesso che noi ci adegueremo alle decisioni degli organi competenti, se decidessi io, certamente sì. Siamo fermi dal 23 febbraio, senza aver fatto allenamenti e pensare di rimandarci in campo il 3 maggio, data nella quale si pensa di far ripartire il calcio a tutti i livelli, mi sembra abbastanza improbabile. Non avremmo preparazione dopo circa settanta giorni di stop. Inoltre dovremmo far fronte a tutta una serie di problemi».
Quali?
«Dovremmo recuperare una marea di giornate, con turni infrasettimanali, su campi che a volte non dispongono di illuminazione e quindi al pomeriggio. Come si fa a dire a un dipendente che è stato a casa due mesi dal lavoro per le disposizioni di legge, che deve prendersi un permesso per una partita di calcio? Stiamo parlando di dilettanti, non di professionisti».
Quindi che si fa?
«Io dico: finiamola qui, senza però penalizzare chi è in testa alla classifica e senza retrocessioni. Poi una soluzione si troverà».
Ha qualche suggerimento?
«Personalmente direi: promuoviamo le prime di ogni girone e non facciamo nessuna retrocessione. Se necessario, aumentiamo il numero delle squadre iscritte l’anno successivo. Se in Eccellenza e Promozione salissero le prime, potremmo pensare a una Eccellenza a venti squadre. Non sarebbe una follia. Anche perché credo che non sia neppure necessario».
In che senso?
«La crisi economica sta colpendo tutto il mondo, logico che il calcio dilettantistico sia tra quelle realtà che rischiano. Storicamente a ogni riunione di inizio anno il primo argomento sono le società che non si iscrivono. Temo che quest’anno sarà la stessa cosa. Per questo ritengo sia giusto premiare chi si trova in testa ai campionati: ci sono realtà che hanno anche più di dieci punti sulle seconde e hanno fatto investimenti importanti. Come si fa a non farli salire di categoria?».
E la vostra stagione?
«In questo momento della stagione, noi eravamo tranquilli. E non penso, salvo scivoloni clamorosi, avremmo potuto rischiare una retrocessione. Dal punto di vista economico, certamente come le altre avremo dei problemi, ma avendo mantenuto un tetto ai rimborsi dei tesserati, penso riusciremo a gestire con meno fatica di altri».
La crisi cambierà il calcio dilettantistico? Ha letto la proposta della Folgore Rubiera?
«Sicuramente quel che sta accadendo cambierà il mondo e tutti noi, calcio compreso. Ma come sempre, ogni società farà i conti con le proprie tasche nel costruire la squadra. gli sponsor ci stanno abbandonando per ovvi motivi di contrazione dei bilanci dovuti alla crisi economica che sarà drammatica almeno quanto lo è questa pandemia, e quindi anche supponendo di ridurre i rimborsi spesa ai tesserati al solo costo della benzina per i trasferimenti casa/campo, per noi che oggi partecipiamo ad un campionato di promozione, restano dei costi fissi di alcune decine di migliaia di euro e sarà durissima reperire anche solo quelli. Ci sarà sempre il magnate che per passione, monterà in sella per consentire di allestire un organico di primordine. È sempre stato così e sarà sempre così. A Scandiano, mi auguro di vedere una squadra con sempre più scandianesi e casalgrandesi. Ancora più di ora dove gli esterni sono ridotti a 5-6 unità».
È pericoloso considerare il calcio tutto alla stessa maniera?
«Professionismo e dilettantismo - conclude Tognoli - mai come in questo momento devono avere destini separati. Noi dovremmo chiudere e programmare l’anno prossimo». —
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