Reggiana e Modena unite nel ricordo di Paolo Ponzo e del suo calcio onesto
Sette anni fa moriva a soli 41 anni l’ex mediano granata L’amico Vito Grieco: «Era il migliore di tutti noi»
Andrea Munari
REGGIO EMILIA
Da sette anni a questa parte, il 24 marzo non è più una data come le altre. Almeno per chi quel giorno del 2013 ha perso un amico e un compagno di squadra come Paolo Ponzo. Da sette anni a questa parte tutte le squadre in cui Ponzo ha militato rendono omaggio a una perla rara, scivolata troppo presto dalle mani. E non c’è campanile, non c’è derby che tenga, il 24 marzo: a Reggio come a Modena e come alla Spezia tutti si struggono nel ricordo di “Paolino”.
«Era una persona speciale – sottolinea Vito Grieco, che con Ponzo ha condiviso 6 anni di carriera tra Modena, Spezia e Reggiana – diversa e migliore di tutti noi».
Questo giorno, dal 2013 non è più una giornata qualunque?
«Quest’anno già non lo è per la situazione che stiamo vivendo e che si va ad aggiungere al ricordo di Paolo Ponzo. Come tutti gli anni anche stavolta ci siamo scambiati messaggi su whatsapp con Pelatti, Malpeli e altri nostri ex compagni. È un modo per ricordarlo anche se non c’è di certo bisogno di un messaggio in più per pensare a Paolo».
Dalla data della sua scomparsa sono già passati sette anni.
«Mi sembra ancora vicinissimo il giorno in cui abbiamo saputo della sua scomparsa, l’unica cosa che mi fa rendere conto degli anni che sono passati è il vedere la moglie Michela e soprattutto i suoi tre figli per come crescono velocemente. E Michela sta facendo davvero tantissimi sacrifici per far sì che i loro figli crescano al meglio non essendoci più il papà».
Qual è il primo ricordo che le viene in mente ?
«Non c’è un singolo episodio, perché abbiamo condiviso insieme sei anni di carriera tra Modena, Spezia e Reggiana e, soprattutto negli anni in cui eravamo a Reggio vivevamo praticamente in simbiosi perché per la prima volta le nostre famiglie non erano con noi».
Che persona era Paolo Ponzo?
«Era diverso da tutti noi: quando eravamo a Reggio un giorno mi ha dato dei bigliettini con scritte alcune cose che custodisco gelosamente e che oggi sono l’unico ricordo tangibile che ho. Per me è stato un episodio straordinario, forse è stato il destino che ha voluto che avessi qualcosa di lui nel corso degli anni, anche perché a me non sarebbe mai venuto in mente di scrivere delle cose per una persona che vedo tutti i giorni. Le cose che dovevo dire gliele ho sempre dette a voce, ma anche questa è una dimostrazione del fatto che lui era diverso da tutti noi».
Il suo essere speciale si è visto anche in campo, dove ha indossato maglie di squadre storicamente rivali.
«Insieme abbiamo vestito le maglie di Spezia, Modena e Reggiana, in più lui anche quella del Cesena, tutte realtà rivali in cui lui è riuscito a farsi amare. Lui non ha mai ricevuto dei cori contro la propria persona da parte delle tifoserie avversarie, anche se aveva indossato la maglia di quella squadra. Pensiamo solo a Modena e Reggiana. Paolo ha giocato con entrambi riuscendo a farsi amare dalle due tifoserie». —
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