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«Ricostruire il settore giovanile è dura ma i reggiani hanno il granata nel cuore»

J.D.P.
«Ricostruire il settore giovanile è dura ma i reggiani hanno il granata nel cuore»

Calcio, Cattani traccia un bilancio dei primi mesi di attività alla Reggiana: «Ci vorrà tempo ma i risultati si vedono già» 

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L’intervista

«Con il fallimento della Reggiana è andato disperso un grande patrimonio di giocatori del settore giovanile e ci vorrà tempo per ricostituirlo. Ma da quando lavoro qui ho percepito ancora più chiaramente il senso di appartenenza che i ragazzi di questa provincia hanno nei confronti della maglia granata. Sono di Casalgrande e sapevo di questo attaccamento ma non avevo mai toccato con mano che fosse così forte». Vittorio Cattani è da questa estate il responsabile del settore giovanile della Reggio Audace. Era a Modena e ha seguito poi la nuova avventura di Romano Amadei e Doriano Tosi. Per anni direttore commerciale di aziende ceramiche, ha sempre coltivato la passione del calcio facendo il dirigente, in società professionistiche e in quelle dilettantistiche. Un’esperienza che gli ha consentito di conoscere tante persone e vivere esperienze emozionanti, come quella al Montale o alla Sassolese (in provincia di Modena).

Lei è arrivato in estate prima del ripescaggio. Il salto di categoria è stata una bella sfida anche per il settore giovanile.

«Le sfide sono state tante, a partire dal fatto che non sapevamo dove potevano allenarci. Non è stato facile ripartire e ripensare tutta l’attività di base e agonistica. Per fortuna non ci sono mancati l’entusiasmo e la collaborazione di tante persone, della società, penso al socio Giuseppe Fico che mi è sempre stato vicino e che ringrazio molto, del Csi che ci ha messo a disposizione alcuni campi in via Agosti. Siamo ripartiti prima di tutto dai collaboratori, affidandoci a persone che stimiamo dal punto di vista umano. Abbiamo confermato alcuni allenatori, come Orlandini, bandiere come il preparatore dei portieri Vecchi, riportato persone che hanno il granata nel cuore».

La Reggiana conta 200 ragazzi dal 2010 al 2001. Come li avete scelti?

«Nel settore giovanile non puoi conoscere tutti i giocatori, come invece avviene per le prime squadre. Personalmente conoscevo l’Under 15 perché era nel girone del Modena l’anno scorso. Poi conoscevo qualcuno delle Berretti. Ma poco più».

Come vi siete comportati?

«Abbiamo iniziato a conoscere i ragazzi che avevamo per capire cosa mancasse. Poi abbiamo portato avanti una politica di riavvicinamento alle società della provincia, del Modenese e del Parmense. Avere buoni rapporti con queste realtà, basati sulla massima correttezza, è fondamentale. Vogliamo condividere con loro delle scelte per poter pescare in futuro giocatori per il nostro progetto. Non abbiamo i budget di Sassuolo, Parma o Bologna. Dobbiamo dunque lavorare con quello che abbiamo intorno a casa e con giocatori che sono ancora da formare. Non possiamo avere le prime scelte, quei giocatori già finiti e pronti per i professionisti».

Formare un giovane cosa vuole dire?

«Formare uomini. È chiaro che sono stato chiamato per portare dei risultati, ma se non crei l’uomo non crei nemmeno il calciatore. Il nostro obiettivo è ottenere qualità passando però dall’aspetto etico».

Ci state riuscendo?

«Non posso fare nomi ma abbiamo società di serie A che ci hanno chiesto dei ragazzi. Spero che qualcuno di questi riesca ad andare in prima squadra a Reggio. A gennaio abbiamo acquistato dal Parma alcuni ragazzi, classe 2002, e spero possano essere i primi a calcare i prati del Giglio».

Come stavano andando i campionati?

«Stiamo competendo con settori giovanili che non hanno subito sconquassi negli ultimi anni, che hanno il convitto, i campi…La nostra Under 17, composta da classe 2004, ha affrontato il Padova, tutti 2003, e ha perso solo 1-0 su calcio di rigore. Per me questi sono grande risultati».

Come vive questo periodo di stop dal calcio?

«Ero abituato ad andare ogni giorno al campo e alla domenica a vedere la prima squadra. Mi manca tutto molto ma sono orgoglioso della nostra scelta di bloccare subito, alle prime avvisaglie, tutta l’attività per tutelare i ragazzi, il personale, le loro famiglie. In questo momento pensare che l’attività agonistica dei settori giovanili possa riprendere mi pare utopia. Ho un sogno: che prima della fine della stagione ci si possa incontrare di nuovo. Calpestare insieme l’erba. Ritrovare un po’ di gioia e serenità e magari pensare ai campi estivi che avevano programmato». —

J.D.P.

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