Una task-force per Tokyo Tutto da rifare dopo il rinvio Primo ostacolo: la data
Il Cio vara la manovra «Here we go», una sorta di «cura Olimpiadi» per rimettere in piedi l’organizzazione dei Giochi rinviati al 2021.
C’è una task force al lavoro «ricostruiremo un puzzle di cui abbiamo ancora tutti i pezzi e bisogna farlo con attenzione perché sbagliarne uno significa perdere l’insieme». Un’impresa. La buona notizia è che gli sponsor legati ai Giochi sono rimasti a bordo.
La data è il primo rebus da risolvere, a Tokyo farebbe comodo anticipare, al Cio pure (e su entrambi i fronti ci sono in ballo anche questioni elettorali), ma molti degli azionisti seduti al tavolo la vedono diversamente, a partire dalle televisioni. Siamo allo stadio zero, quello in cui si valutano i danni e si capiscono le esigenze, ma non ci sono precedenti quindi nessuna indicazione di come gestire una crisi inedita.
Tokyo 2020 deve estendere i contratti a 3.500 persone e rivedere gli accordi con i tanti che avevano già comprato gli appartamenti del Villaggio olimpico. Consegna nel 2023, ma dopo lavori di rifacimento che ora si spostano su un calendario impazzito fatto di federazioni che non vogliono cancellare anche i Mondiali. La task force insomma deve continuare a ricalcolare, come fosse un navigatore impazzito.
Il presidente del Cio, Thomas Bach, respinge le critiche arrivate dopo le contraddittorie comunicazioni degli ultimi giorni. Solo la settimana scorsa parlava di unanimità e atleti consapevoli e concordi nell’aspettare e in poche ore è stato chiaro che le voci erano molto discordanti. Accuse respinte al mittente: «La salute è sempre stata in primo piano e non appena l’Oms ci ha detto che il virus si sta diffondendo troppo in fretta in tutto il mondo siamo intervenuti».
Giusto guardare al futuro anche se la fase di incertezza, o di attesa, ha fatto danni. Ci sono tre pugili turchi, impegnati nelle qualificazioni di Londra, che sono positivi al coronavirus. L’evento, sotto l’egida del Cio, è iniziato nel bel mezzo della pandemia ed è stato interrotto dopo quattro giorni. Tra le proteste. —
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