Staiti: «Giocherei pure in agosto»
La Iena: «La Reggiana stava facendo bene, sarebbe un peccato non poter finire il campionato»
Luigi Cocconcelli
REGGIO EMILIA
Il calcio passa in secondo piano, viene dopo. Certo, per chi, come Lorenzo Staiti, ne ha fatto passione e professione, considera il pallone la sua vita, la voglia di tornare a giocare è tanta.
E questo desiderio di tornare a mettersi le scarpe da calcio e tornare in campo ad allenarsi e a giocare per un obiettivo, monta ogni giorno di più. E tuttavia anche per chi vive di calcio come “la Iena”, in questo momento il sentimento predominante è un altro.
«Paura non direi, ma certo come tutti questo momento sono preoccupato per i familiari, quelli a cui vuoi bene c’è, adesso il primo pensiero è che stiano bene, di non ricevere spiacevoli telefonate».
La “Iena” ha preferito rimanere a Reggio, passare in città la quarantena obbligata dopo il contagio di Favalli ed anche dopo, quando le possibilità di spostamento sono fatte più rigide ha scelto di non tornare a casa, a Portogruaro.
E a Reggio come passa il tempo?
«Prima potevo andare ad allenarmi, anche se da isolato, all’aria aperta, adesso per non sbracare completamente almeno un’oretta di esercizi a corpo libero per tenermi in condizione la faccio, per il resto con mia moglie grandi serie tv , film e lettura, penso un poco come tutti quelli obbligati a stare in casa».
A questo proposito Staiti invita tutti a rispettare il più possibile l’invito,se non l’obbligo, a non uscire.
«Non sono un medico, ma se gli esperti dicono che è l’unico modo per evitare il contagio, facciamolo , almeno per noi ed i nostri cari».
Staiti si ricorda l’ultima partita giocata?
«Sì, quella in casa prima dell’infortunio, ho accusato un risentimento al polpaccio, ma sto bene, avevo recuperato, ero in panchina a Gubbio, con Alvini avevamo ipotizzato un impiego la settimana successiva, quando ci attendevano più impegni ravvicinati».
Che idea si è fatto? Si riuscirà a finire la stagione?
«Io me lo auguro, sarebbe un peccato lasciare il discorso a metà, stavamo facendo bene, eravamo riusciti a creare un gran bel gruppo, io sarei anche disponibile a giocare in estate, sento, leggo che si stanno facendo diverse ipotesi, purtroppo mi paiono un poco discorsi campati per aria, bisogna vedere come si evolve la situazione, e non solo in Italia, dal momento che questa è una pandemia».
Giocare a luglio od agosto, non rischia poi di compromettere l’annata successiva?
«Sì, questo è un aspetto da considerare, noi ci atterremo a quel che decideranno governo e federazioni, non sarà una decisione facile e qualunque sarà porterà inevitabilmente pro e contro».
Squadre ferme ormai da quasi un mese, quanto tempo vi serve prima di una partita ufficiale?
«In linea teorica quello che trascorre tra la fine di una stagione e l’inizio della successiva, un mesetto, volendo accelerare 20-25 giorni come minimo».
Si parla di taglio degli stipendi. Ne avete parlato? Che ne pensa?
«Che non si può fare di tutta l’erba un fascio, dire tagliamo tutti del 10 %, nella stessa serie ci sono disparità enormi di stipendio, anche da noi , in C, c’è chi guadagna discretamente e non può essere messo sulla stessa barca di giovani al minimo federale, se mescoli pere e mele non è che ne esca una buona macedonia».
Questo solitamente è tempo in cui si comincia a parlare di rinnovi contrattuali, di mercato, sentito qualcosa?
«No, ma io sono legato alla Reggiana sino al 2021, qua sto bene, spero che il discorso non mi riguardi, che anche la società voglia proseguire il rapporto».
Con compagni di squadra e staff si resta in contatto?
«Sicuramente, ci si telefona, ci si messaggia, noi poi eravamo un gruppo particolarmente affiatato, e ci sentiamo quotidianamente». —
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