Fontecchio: "Momento durissimo: la priorità è la salute"
L'ala della Grissin Bon non nasconde le preoccupazioni
REGGIO EMILIA. <Vorrei che passasse che ora è importante la salute. Faccio veramente fatica a parlare di pallacanestro, in un momento come quello che stiamo vivendo».
Forte e chiaro è il messaggio che Simone Fontecchio lancia dalla sua abitazione reggiana, dove trascorre queste giornate lontano dal campo con la compagna Rosa e la figlia Bianca, nata pochi giorni prima dello scorso Natale.
Riesce in qualche modo ad allenarsi?
«Per quanto possibile, sì. Ho gli attrezzi e qualcosa per non restare completamente fermo, si riesce a fare. Logico che allenarsi è un’altra cosa ma riesco comunque a tenermi in forma. Non ho un giardino e non riesco a lavorare con la palla. Ma è un sacrificio necessario».
Il campo le manca?
«Chiaro che manca tanto, ma è veramente difficile parlare di pallacanestro in un momento in cui c’è così tanta preoccupazione e soprattutto bisogna rispettare quelli che stanno veramente lavorando e che si tanno facendo in quattro per aiutare tutti. Agli allenamenti, al campo, alla pallacanestro in questo momento non sto neppure pensando tanto. Stiamo tutto il giorno attaccati alla tv, sentendo le news e sperando che questa situazione finisca il prima possibile».
In Lega si discute su come poter riprendere il campionato. Cosa ne pensa?
«All’inizio ero un po’ più positivo ma con il passare dei giorni capisco che sarà sempre più difficile riprenderlo e sempre più difficile anche ipotizzarlo. Fino a che la situazione non si stabilizzerà penso sia anche inopportuno fare programmi».
Si potrebbe anche paventare un taglio degli stipendi dei giocatori. Anche se è solo un’ipotesi lontana, lei cosa ne pensa?
«È un’eventualità. Adesso però è oggettivamente prematuro affrontare discorsi di questo tipo. I soldi in questo momento devono essere l’ultimo dei pensieri».
Riprendere la stagione non sarebbe comunque semplice...
«Servirebbero almeno due settimane, se non venti giorni. Ci sarebbe da fare un’altra preparazione, non dico da capo ma quasi».
Si confronta con i compagni? È in contatto con loro?
«A parte chi è tornato negli Stati Uniti, tutti gli altri sono ancora qua. Ci facciamo compagnia con le chat durante la giornata, commentiamo le varie notizie che ci arrivano».
Ha avuto modo di sentire Reggie Upshaw e Will Cherry, prima che lasciassero l’Italia per rientrare negli Stati Uniti?
«Sinceramente non li ho sentiti. Non mi sento però di giudicare in alcun modo le loro scelte. Ognuno in una situazione del genere deve fare ciò che ritiene più giusto. Stare lontano dalla famiglia è difficile. Chiaramente ci sono dei contratti da rispettare, ma ognuno fa bene a fare ciò che si sente».
Con la società, invece, c’è un contatto quotidiano?
«Il contatto non è quotidiano, ma quasi. Ci sentiamo e ci sono molto vicini, a partire dal ds Ale Frosini al coach Maurizio Buscaglia, dai preparatori ai dirigenti, Sentiamo anche la presidente del club Licia Ferrarini ci manda spesso messaggi. Siamo tutti collegati. Chiaramente non è facile per nessuno».
Lei è rientrato nel giro azzurro. Come giudica la scelta di posticipare le olimpiadi?
«È stata la decisione più giusta. Penso che alla fine ce la si poteva anche aspettare. Quando non ci sono le condizioni necessarie per garantire la sicurezza a tutti, è giusto anche posticipare un evento di quella portata».
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