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lo scenario 

Ma nel calcio dilettanti ci si chiede quante squadre sopravviveranno

Luca Cavazzoni

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Luca Cavazzoni

REGGIO EMILIA

Il Coronavirus scandirà i tempi anche del calcio dilettantistico, il cui pallone non sta più rotolando da più di un mese. Sta per scadere la decisione presa il 9 Marzo dal Consiglio Direttivo della Lega Nazionale Dilettanti, con i campionati sospesi fino al 3 Aprile. L'impressione è però sempre più certezza, quindi si andrà verso un ulteriore slittamento. Questo tenuto conto anche del comunicato diffuso il 17 Marzo dalla Federazione Medico Sportiva Italiana, che raccomanda lo stop degli allenamenti fino a data da destinarsi. Saranno Governo ed autorità medico-scientifiche a stabilire quando ci saranno le condizioni per tornare a praticare calcio, ma ad ora mancano le sicurezze a tutela della salute.

L'auspicio di tutti è di tornare in campo per concludere l'attuale stagione, come più volte rimarcato da Gabriele Gravina. Nel caso non fosse possibile, il presidente della Figc sostiene di voler comunque salvare il valore della competizione sportiva che è stata raggiunta sul campo. Per il numero uno del calcio nazionale si deve arrivare alla definizione degli organici della prossima annata, quindi attraverso promozioni e retrocessioni che a cascata partirebbero dalla Serie A e giù giù fino ai campionati dilettantistici. E qui entrano in scena anche le dichiarazioni più recenti di Paolo Braiati, che assieme ai suoi consiglieri sta valutando tre ipotesi. Il presidente del Comitato Regionale dell'Emilia Romagna ha illustrato infatti tre possibili opzioni, dai recuperi entro Giugno al rinvio delle gare a dopo l'estate o la chiusura anticipata della stagione. Ogni decisione avrà ovviamente ripercussioni anche sull'organizzazione dall'annata successiva, mentre quasi impercorribile appare ad oggi la strada dell'annullamento totale della stagione come invocato da alcuni dirigenti. In tal caso le società potrebbero risparmiare qualcosa a livello di rimborsi spese, ma le Federazioni difficilmente accetterebbero la conseguenza di dover rimborsare alcuni costi come ad esempio quello dei tesseramenti. E poi il sistema calcio non può fermare il flusso di promozioni e retrocessioni, al massimo potrebbe valutare delle graduatorie di ripescaggio e la riduzione dei balzi all'indietro. E' vero che i verdetti deve decretarli il campo, ma due terzi di stagione non possono essere cestinati come se nulla fosse. Infine indipendentemente da quando il calcio dilettanti potrà ripartire, ci sarebbe da valutare la situazione delle varie società. La crisi economica e lavorativa ricadrà sull'aspetto legato agli sponsor, i nuovi gironi saranno molto probabilmente formulati a cominciare dalle realtà superstiti e poi fino ad una raffica di ripescaggi. D'altronde anche Gabriele Gravina è stato piuttosto chiaro in tal senso, per il presidente della Figc ci sarebbero a rischio oltre tremila società dilettantistiche. —

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