«Stagione da finire, ma prima viene la salute»
Nel tifo organizzato regna l’incertezza sul futuro di questo campionato però nessuno nega la gravità della situazione
Marco Bertolini
REGGIO EMILIA
Quello che sta accadendo al calcio italiano ha un solo precedente: la sospensione del campionato nel 1915 per la prima guerra mondiale. Neppure per l’epidemia di colera a Napoli del 1973 l’Italia del pallone si fermò ed oggi non esiste un protocollo che detti linee guida certe per determinare l’esito della stagione in corso. Non stupisce quindi che anche tra i tifosi granata ci siano differenti visioni su quello che deve essere l’esito di una stagione che per la Reggiana stava diventando quella della vera rinascita. «Devono trovare un modo per terminare questo campionato – questo il pensiero di Luciano Manicone, il barbiere di tutti i calciatori granata da molti anni – il calcio è la terza industria italiana per fatturato e credo si debba ricominciare da dove si era interrotto non appena le condizioni lo permetteranno». La pensa così anche Sandra Lasagni, tifosa granata sin dai gloriosi anni 90: «Sicuramente la prima cosa a cui dobbiamo guardare è la tutela della salute dei giocatori e dei tifosi. Non è pensabile ricominciare in questo momento, non sarebbe sicuro tornare allo stadio, ma non appena ce ne sarà la possibilità credo che si debba terminare questo campionato, anche se sarà necessario giocare in estate. Il calcio è svago e divertimento per tutti, e quando saremo tutti più tranquilli credo sia giusto finire il campionato».
Federico Lopez, tifoso granata dall’Argentina, aggiunge un ulteriore spunto di riflessione: «Non credo che la decisione di continuare o meno possa essere una questione solamente italiana. Il virus ha colpito a livello mondiale e ritengo opportuno che un ente mondiale come la Fifa debba prendere una decisione per tutti, armonizzando i calendari internazionali considerando anche gli inevitabili problemi legati ai contratti dei giocatori».
Mauro Meglioli va invece controcorrente rispetto ai “colleghi di tifo” «È difficilissimo sapere cosa accadrà, ma credo sinceramente che il calcio e lo sport in generale siano, in questo momento, la cosa meno importante di tutte. Metto al primo posto la salute delle persone, preferisco pensare a tornare alla vita normale piuttosto che a quello che accadrà alla stagione della Reggiana. A malincuore vista la posizione dei granata – aggiunge Meglioli – cristallizzarei la classifica all’ultima giornata utile e da quella deciderei promozioni e retrocessioni, sperando che si possa ricominciare il prossimo autunno». Se, quindi, quello che sarà l’epilogo del campionato non trova opinioni concordanti tra i tifosi, c’è ancora qualcosa che unisce il tifo granata senza alcun dubbio, come sottolineato da Marcello Riccò: «Rimane sicuramente il rammarico per quello che poteva essere questa stagione per la Reggiana. Si era creato un ambiente in cui tutti remavano dalla stessa parte. A mio parere questa è stata la vera stagione della rinascita, con la costituzione di una società solida e con prospettive future di successo. Qualsiasi cosa accadrà sono sicuro che finalmente in società ci siano persone che possono portare avanti questo progetto con continuità e profitto». —
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