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Primo sport a chiudere la stagione 

Stop al campionato, niente scudetto Il rugby si arrende tra le liti dei club

Stefano Semeraro
Stop al campionato, niente scudetto Il rugby si arrende tra le liti dei club

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Il rugby si arrende per primo. Strano, a scriverlo e a leggerlo, ma vero: il consiglio federale «telematico» della Fir ha deciso che la stagione 2019/20 finisce qui, con 10 giornate ancora da disputare (più i playoff), bloccando promozioni e retrocessioni a tutti i livelli, dal Pro12 alle giovanili, e senza assegnare lo scudetto. È il primo sport in Italia ad alzare le mani e accettare che sull’annuario spunti un’altra riga vuota, la terza dopo le due del 1944 e 1945, quando la palla ovale si fermò dopo aver resistito nei primi anni della seconda guerra mondiale. Un «caso» da studiare per le altre discipline in odore di serrata.

La decisione, presa a maggioranza e contestata in una intervista al Gazzettino dal presidente della Rugby Rovigo, Francesco Zambelli, è stata presa per «tutelare la salute e il futuro dei giocatori di rugby di ogni età, delle loro famiglie e delle loro comunità», recita il comunicato Fir. «Per mostrare come il Gioco del rugby sia pronto a rispondere eticamente alle condizioni complessive del Paese (difficile immaginare una mischia a un metro di distanza, ndr) e per consentire ai Club di ogni livello in regime di chiarezza rispetto alle attività dei prossimi mesi».

La scelta va inquadrata nella realtà del rugby italiano: i contratti non sono quelli del calcio, la media del pubblico in Pro 12 è di 1000 persone. Per i piccoli club è la soluzione meno sanguinosa, anche se la paura è che molti sponsor evaporino. Sono i giocatori, chi magari porta a casa 20 mila euro l’anno, a temere il taglio dello stipendio. E c’è la natura del gioco: i fisici imponenti dei rugbisti fermi da tempo, per riprendere l’attività nella migliore delle ipotesi si sarebbe dovuta aspettare la fine di aprile, più un mese di allenamenti prima di tornare in campo.

«La decisione di non assegnare il titolo è grave e non la condivido» si ribella Zambelli, presidente della capolista Rovigo, che sperava nello scudetto a tavolino. «La chiusura anticipata della stagione è prematura, si poteva temporeggiare qualche settimana, c’era lo spazio per fare almeno i playoff a giugno. La Federazione inoltre ha deciso senza interpellare nessuno. Se questa è la considerazione in cui tiene chi investe nel rugby, mi viene voglia di lasciare tutto». Una tirata eccessiva, considerando anche che quasi tutti i campionati «domestici» in Europa sono fermi. E poco condivisa. «In merito alla decisione presa della Fir, credo sia molto ingiusto e inopportuno criticare tale scelta», ha postato ieri Vladimir Payano, presidente del Verona Rugby in lotta per risalire in Pro 12. «Qualunque decisione fosse stata presa avrebbe danneggiato o beneficiato a qualcuno, e l’emergenza virus comporta una scala di valori». Il prossimo consiglio federale è stato fissato il 1° aprile e probabilmente deciderà di assegnare comunque a Rovigo il posto in Challenge Cup per il 2021. Sperando che liti e ripicche si siano spente. —



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