La Scuola di tifo non la ferma neanche il Coronavirus: nasce #iotifodacasa
L’iniziativa nelle scuole nata nell’ambito del basket sta allargando i propri orizzonti grazie ai social network
L’INTERVISTA
Adriano Arati
Prove di tifo a distanza per tenere viva l’attenzione e i contatti. La stagione in palestra è virtualmente terminata anche per la Scuola di Tifo, il progetto di sensibilizzazione sportiva nato a Reggio Emilia, nel mondo del basket, e ora ampliatosi notevolmente sia come territori sia come discipline coinvolte.
Il 2019-20 era l’annata della grande crescita, i primi risultati erano più che positivi, l’interruzione di tutte le attività sportive ha inevitabilmente bloccato il lavoro proprio prima del gran finale, dei mesi caldi in cui sarebbe stato possibile allestire anche eventi numerosi.
La Scuola di Tifo non si è comunque fermata, come racconta il responsabile Emanuele Maccaferri.
Come vi siete organizzati, dalla clausura?
«Abbiamo cercato di spostare le attività sui social, per quello che era possibile. Abbiamo creato una campagna, #iotifodacasa, per coinvolgere piccoli tifosi e famiglie».
In che modo?
«E’ un concorso, tutti possono cantare da casa, in un video, i loro cori preferiti, quelli che più apprezzano per le loro squadre. Alla fine pubblicheremo un video e le storie più belle saranno premiate».
Sta funzionando?
«Abbiamo tanti bei riscontri, da tifosi di tante zone d’Italia, non siamo più solo reggiani, e abbiamo avuto anche i contributi di amici conosciuti, come Poeta, Candi e Infante. Siamo contenti».
Parliamo soltanto di basket?
«No, stiamo cercando di ampliare il discorso anche in questo senso, tante famiglie di tifosi di calcio stanno partecipando».
Il progetto sul territorio, però, è inevitabilmente concluso. Si può già fare un bilancio?
«Dispiace ovviamente fermarsi prima del dovuto, anche perché il lavoro era andato molto bene. Sia con le attività fuori Reggio, sia con il nostro percorso principale, quello della Scuola di Tifo assieme a Iren e Pallacanestro Reggiana».
Pochi mesi fa, era partito anche il progetto Sport for Change.
«È un progetto collettivo, che mette insieme realtà diverse aderendo ad un bando del Comune, pensato per raccontare tante storie e vicende quotidiane di sport, anche quello vorremmo riprenderlo perché c’erano tante belle storie».
Ad esempio?
«Avevamo raccontato la storia di una squadra con le mamme dei ragazzi dell’Under 15 dell’Arena Montecchio di basket. Una storia che era piaciuto moltissimo, avevamo trovato agganci con altre squadre di altri regioni, c’era in ballo un triangolare che avremmo voluto fare a Bologna al Fico, tutto è stato rimandato, ma anche su questo vogliamo andare avanti».
Sport for Change sta cercando di ampliare tanti orizzonti, anche di genere...
«L’emancipazione femminile era uno degli obiettivi, abbiamo trovato tante vicende diverse da valorizzare. Ragazze musulmane impegnate nelle gare di nuoto, una ragazza che era diventata mamma e aveva dovuto interrompere gli allenamenti di pugilato».
La Scuola di Tifo non è più solo un’esperienza solo emiliana, né solo di basket. La crescita continua?
«Siamo riusciti ad uscire dai nostri confini, ci chiamiamo da tante regioni, avevamo anche “sfondato” la zona dove eravamo attivi, ci avevamo chiamato in Campania, dal Nola Calcio, ma abbiamo dovuto rinviare perché era iniziata l’emergenza».
Questa pausa servirà per programmare nuove sfide?
«Vorremmo potenziare nuovi format da proporre, ad esempio non siamo mai stati molto nelle scuole superiori e ora vorremmo arrivare anche lì». —
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