«Grissin Bon fermata prima del rush finale Impossibile giudicarla»
Il vice allenatore Federico Fucà sulla stagione dei biancorossi «Non si può stendere un bilancio quando mancano undici partite»
il protagonista
Linda pigozzi
«Da tutto questo usciremo più forti, ancora più vogliosi di tornare in palestra». Fa uscire una grande positività il vice allenatore biancorosso Federico Fucà.
Il momento non è semplice ma l’allenatore bolognese dalla sua casa sui colli felsinei pensa positivo e non smette di lavorare, seppure in modo diverso dal solito.
«Sono su una piattaforma con altri tecnici e ci confrontiamo costantemente. In più ne approfitto per visionare video di giocatori che normalmente farei fatica a seguire», spiega.
Poi naturalmente c’è la Grissin Bon.
È in contatto con la squadra?
«Ci sentiamo quotidianamente noi dello staff, Maurizio Buscaglia, l’altro assistente Pino Di Paolo e il preparatore atletico Matteo Del Principio e, a turno, sentiamo tutti i ragazzi. Far parte di una squadra è nei fatti essere parte di una famiglia. Ora stiamo vivendo un momento talmente anomalo che la situazione per noi s’è completamente ribaltata».
In che senso?
«Solitamente stiamo più tempo con la squadra che non con le nostre famiglie e ora, per la prima volta da quando faccio questo mestiere e sono già passati ventuno anni, mi trovo a trascorrere più tempo con la mia famiglia che non con il team. È quindi qualcosa di completamente anomalo. Noi viviamo in squadra per mesi e mesi, tante ore insieme, passiamo tutti i weekend insieme, anche viaggiando. Non mi era mai capitata una situazione simile da più di vent’anni ed è un modo di riadattarsi a una vita diversa. Logico, poi, che manchi la quotidianità che ci è stata tolta di punto in bianco. Ora è naturale per noi sentirci e confrontarci anche per ciò che va al di là del lavoro».
Come state vivendo questo periodo lontano dal campo?
«Siamo tutti un po’ demoralizzati. L’opinione comune è che la priorità sia la salute. Siamo tutti dispiaciuti di non poter svolgere il nostro mestiere. Adesso però bisogna pensare alla salute e avere pazienza perché prima o poi si ripartirà. Di questo sono abbastanza fiducioso».
Il campionato sembra però destinato però a morire qui. La ritiene la scelta più giusta?
«Come ho detto la salute viene prima di tutto. Sul fatto di ripartire o meno, ci sono persone sopra di noi che lo decideranno e noi ci atterremo a quelle che saranno le decisioni. Do per scontato che se si decidesse di non riprendere, è perché quella è la decisione più giusta. Stiamo affrontando un’emergenza più grande di noi e ci dovremo adeguare a quella che sarà la decisione di chi è più importante di noi».
L’ipotesi è di considerare la classifica al termine del girone d’andata per il ranking per le coppe europee. Lo ritiene giusto?
«Il girone d’andata è legato al fatto che è stato l’ultimo momento in cui tutti avevano lo stesso numero di gare disputate, poi che sia corretto o meno...Noi dobbiamo semplicemente attenersi a ciò che sarà deciso, senza fare tante storie. Quando ci diranno che è arrivato il momento di ricominciare allora metteremo tutto il nostro entusiasmo. Per quanto mi riguarda, sono convinto che ne uscirò ancora più carico e voglioso di fare un mestiere che già adoro fare».
Come giudica il percorso fatto in stagione dalla Grissin Bon?
«Il gruppo ha sempre lavorato con grande armonia. Dal punto di vista dei risultato ci sono stati parecchi up and down. Un bilancio? Impossibile stenderlo. Quando ci siamo fermati mancavano ancora undici partite, poco meno di un terzo della stagione. C’erano in palio 22 punti e avevamo ancora tanto da dire. Eravamo nel momento in cui avremmo dovuto fare il rush finale, poi è intervenuta l’emergenza sanitaria: un fattore che nessuno si sarebbe mai aspettato» —
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