Da Casalgrande alla Baviera la nuova vita di De Risi ex stella del calcio a cinque
Per anni ha regalato vittorie al Real Casalgrandese ora vive con la famiglia in Germania dove gestisce un ristorante
Aldo Spadoni
REGGIO EMILIA
Il 39enne Francesco De Risi è stato uno dei giocatori più talentuosi del Calcio a 5 reggiano. Da tre anni ha cambiato vita, lasciando Reggio per andare ad abitare in Baviera, dove con la moglie si occupa di ristorazione.
Come mai da grande speranza del calcio giovanile non riuscì poi a concretizzare questo sogno?
«A 11 anni è arrivata l'occasione di passare in una squadra professionistica, il Milan, che aveva contattato la Rubierese proprietaria del mio cartellino, ma purtroppo mio padre mi considerava troppo piccolo per un'esperienza lontano da casa e qui sono sincero ho ancora qualche rimpianto».
Quindi quale fu la decisione presa?
«La decisione fu quella di essere "parcheggiato" alla Reggiana, anche se il Modena mi voleva a tutti i costi, in granata avevo già un cugino che giocava e quindi la scelta fu quella di restare vicino a casa. Con la maglia granata ho fatto tutta la trafila delle giovanili, arrivando fino a Primavera e Beretti con tante soddisfazioni personali, venni anche convocato per le selezioni nazionali Under 14 e Under 16».
Qual è la cosa che ricordi con piacere?
«L'esperienza che mi ha portato a contatto con la prima squadra, ma purtroppo esistono anche pseudo-procuratori che in un attimo possono cancellare ogni sogno». Cosa successe a quel punto?
«Le cose alla Reggiana cambiarono, il procuratore sparì, così come le tante promesse fatte, niente Milan e mi trovai a giocare in serie D, in una squadra con tanti problemi economici; dopo aver giocato per mesi senza ricevere lo stipendio, a dicembre abbandonai il calcio».
Come iniziò la sua carriera nel calcio a 5?
«Deluso dal mondo calcio, iniziai a lavorare come tutti, arrivando al calcio a 5 un pò per gioco e un pò per divertimento con amici, per poi arrivare al Real Casalgrandese, che considero anche oggi la mia seconda famiglia. In quei tempi una squadra di paese che dalla serie D arrivava alla B con tutti giocatori locali era un miracolo sportivo, venni contattato dal Pescara, ma per tanti motivi declinai l'offerta e dopo una breve esperienza alla Reggiana, tornai a Casalgrande».
Come è cambiato il calcio a 5 negli ultimi anni?
«Sono cambiate molte cose, soprattutto ho visto giovani poco umili».
Vive da tre anni in Germania quale differenza ha trovato nel lavorare all'estero?
«Dopo alcuni tentativi ho trovato la dimensione giusta per me e la mia famiglia. All’inizio non è stato facile ma ora le cose vanno meglio».
Quali misure ha adottato la Baviera in questo periodo di emergenza?
«Le restinzioni qui sono iniziate sabato scorso e sono un po’ come in Italia, con le nostre famiglie siamo in contatto ogni giorno grazie alla tecnologia audio-video, ma comunque la preoccupazione c'è e vogliamo essere vicini in questo momento ai tanti amici che abbiamo a Casalgrande». —
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