Gazzetta di Reggio

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Tennis, non accadeva da 75 anni 

Il coronavirus cancella Wimbledon Federer amaro: «Sono devastato»

Stefano Semeraro

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«Devastato». Lo scrive Roger Federer, lo pensa tutto il tennis. La cancellazione di Wimbledon non è un pesce d’aprile, ma la peggior notizia che potesse arrivare. Attesa, temuta, quasi scontata vista la situazione drammatica in cui il coronavirus ha gettato il mondo, Inghilterra compresa. Ma scioccante. Non sono solo i Championships che si fermano, e con loro anche ogni altro torneo almeno fino al 13 di luglio. È tutto il tennis che si oscura. Come in tempo di guerra.

Fino a ieri, dalla prima edizione del 1877 in poi, il Torneo, con la “t” maiuscola, era stato sospeso solo per i due conflitti mondiali, complessivamente per 10 anni, dal 1915 al 1918 e dal 1940 – quando un grappolo di bombe sganciate dalla Luftwaffe sfigurò il Centre Court – al 1945. Poi 75 anni di pace, volèe e fragole con la panna. Interrotti da un virus che ha l’aspetto di una mina: devastante in profondità. «È con grande rammarico che il Main Board dell’All England Club (Aeltc) e il Comitato di Gestione hanno deciso oggi che i Campionati 2020 saranno cancellati a causa delle preoccupazioni di salute pubblica legate all’epidemia di coronavirus», scandisce il comunicato ufficiale, e sembra di sentire Radio Londra. «Il 134° Campionato andrà invece in scena dal 28 giugno all’11 luglio 2021». Quando Federer e Serena Williams, i due Grandi Vecchi in cerca di un ultimo urrah che si allontana sempre più, avranno quasi 40 anni, Nadal 35, Djokovic 34.

«Non c’è immagine che possa spiegare i miei sentimenti in questo momento», ammette il Genio. E il vuoto del suo messaggio è quello che riempie i pensieri di tutti.

Alla cancellazione non c’era alternativa. Wimbledon ha scartato subito l’idea di giocare a porte chiuse, e accarezzato per un attimo l’idea di spostarsi in agosto. Ma l’incertezza sullo stato dell’erba e sulle poche ore di luce, e la preoccupazione per la salute di chi è coinvolto nel torneo hanno chiuso in fretta la partita.

Lo Slam «vegetale» non può traslocare in autunno come ha fatto il Roland Garros, quindi «meglio deciderlo ora che aspettare altre settimane». Il pragmatismo british che parla. I biglietti saranno rimborsati (erano attesi 500mila spettatori) e se il torneo, con lungimiranza, anni fa si era assicurato anche contro i rischi di una pandemia, resta un danno economico drammatico.

Il giro di affari dei Championships, che hanno uno staff di 6mila persone e accolgono ogni anno circa 3.200 giornalisti, è stimato attorno ai 300 milioni di euro, di cui una quarantina abbondante finiscono nelle tasche della Federtennis inglese. Ma ad essere finanziati sono anche decine di altre attività sportive e benefiche.

A rimetterci non sono insomma solo i sogni di Federer di alzare la nona coppa dorata, e di molti suoi colleghi di portare a casa un montepremi importante (50mila euro al primo turno). «Ci è pesato molto il fatto che i Campionati fossero stati interrotti in precedenza solo dalle Guerre Mondiali», ammette il presidente dell’All England Club Ian Hewitt «ma crediamo che sia la decisione giusta per concentrarci su come possiamo utilizzare l’ampiezza delle risorse di Wimbledon per aiutare coloro che sono nelle nostre comunità locali e non solo».

Due giorni fa Federer palleggiava sotto la neve, ora il Grande Freddo è davvero calato. Tutto il resto della stagione, con Flushing Meadows ridotto a un ospedale Covid-19 e New York assediata, è a rischio. The darkest Hour, è l’ora più oscura del tennis, direbbe lo specialista in rivincite Winston Churchill. —



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