Gazzetta di Reggio

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«Distrutta la stagione con sole tre righe Si doveva aspettare»

Riccardo belelli

Scandiano fermato a un passo dalla C Silver Lo sfogo dell’allenatore Alberto Baroni 

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L’intervista

Riccardo belelli

La decisione e il modo in cui la Fip ha deciso di mettere la pietra tombale sui campionati dilettantistici di basket su tutto il territorio nazionale ha trovato consensi da alcune società ma reazioni di grande delusione da parte di altre.

Sulla stessa linea critica sono diversi esponenti reggiani tra cui l’allenatore di Scandiano 2012, capolista in serie D, Alberto Baroni che non fa mistero della sua disapprovazione.

«Un presidente federale non può distruggere un campionato scrivendo tre righe. Per altro si sono limitati a dire che non si giocherà, senza dare nessuna indicazione su cosa succederà adesso, su come verranno gestiti i campionati che han sospeso. Noi siamo la base del basket, meritavamo più rispetto», dice.

Cosa avrebbero dovuto fare secondo lei?

«Innanzitutto aspettare ancora un po’. Il calcio ha ancora speranza di ricominciare. Hanno addirittura anticipato il governo nelle decisioni. Dovevano attendere e magari nel frattempo decidere come gestire le situazioni, le promozioni, le retrocessioni, la restituzioni delle tasse gara alle società, cose del genere. Ora cosa faremo? Quanto tempo perderemo prima di sapere in che direzione muoverci? E poi se non si gioca, chi avrà il coraggio di chiedere i soldi agli sponsor? Hanno creato un sacco di problemi alle società».

Secondo lei era possibile ripartire?

«Nessuno può saperlo, proprio per questo valeva la pena aspettare. Tanto si poteva giocare anche a giugno o luglio. Dopo due mesi di stop tutti avrebbero avuto una voglia matta di tornare in campo e il caldo non sarebbe stato un problema. Tanto chi andrà in vacanza a giugno o luglio? In questo modo ci hanno tolto la speranza e non capisco questa fretta».

Non se l’aspettava proprio?

«Pochi giorni prima della lettera di Gianni Petrucci ho sentito il presidente della Fip dell’Emilia Romagna dire in una trasmissione che stavano continuamente pensando a nuove formule in base al tempo che sarebbe rimasto disponibile per giocare. Poi di colpo un completo cambio di rotta. Suppongo ci saranno state pressioni da comitati molto influenti».

Lei cosa consiglia per gestire la situazione?

«Credo che ogni regione dovrebbe potersi organizzare a proprio modo perché le realtà sono molto diverse in Italia. Le formule non erano tutte uguali e nemmeno il numero di partecipanti nelle diverse categorie. Ora servono soluzioni altrettanto diverse a seconda dei casi. Non si possono buttare via sei mesi di partite e tanti sforzi così, come se nulla fosse. Citando quanto detto da Dan Peterson riguardo alla serie A: “Ci si è allenati e si è giocato per sei mesi. Lo sforzo merita un premio, una ragione per la grande mole di lavoro. In una gara sospesa, il punteggio provvisorio diventa il finale“». —





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