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la leggenda scomparsa 

«Secondi senza tempo» L’omaggio di Buffa a Kobe

a.a.
«Secondi senza tempo» L’omaggio di Buffa a Kobe

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reggio emilia

Una manciata di secondi «che non hanno tempo».

Federico Buffa, il più amato e decisamente il più dotato fra i narratori sportivi italiani concentrati sul basket statunitense, è tornato a omaggiare Kobe Bryant.

Lo ha fatto con alcune riflessioni intime, e dolorose, in una diretta su Casa Sky Sport in cui ha risposto alle domande di molti spettatori.

Nei giorni dei campionati fermi, ancora di più il pensiero collettivo è andato a Kobe, all’incidente in elicottero che ha causato la sua morte, quella della famiglia e di altre persone. Quel 26 gennaio, Buffa era nello Utah, a Park City, al Sundance Film Festival, la rassegna cinematografica “alternativa” più nota, creata decenni fa da Robert Redford.

«Stavo guardando un film. Di fianco a me c’era Mauro Bevacqua, la notizia me la dà il direttore di Sky Sport. “Kobe Bryant è morto”. Io lo faccio vedere a Mauro. Mauro esce, va a controllare, viene dentro e mi spiega cos’è successo», ha raccontato. Sul momento, come milioni di persone, il vuoto: «Non ho pensato a niente, c’era una sorta di rigore psichico. Durante la giornata ho pensato a quante volte lo avessi visto giocare alle Finals dal vero. Le ho contante, ne ho dovuto togliere una, dalla serie con Indiana. E ho pensato a quante volte, commentando quelle partite, mi ero reso conto di quando lui la vinceva. Quando decideva psicologicamente come avrebbe vinto, lui, la partita».

Il parallelo corre ad un altro amatissimo atleta, Gaetano Scirea, morto in un incidente d’auto.

«Da lì in poi non ho mai più pensato a lui come giocatore. Ho pensato a una cosa, e sempre solo la stessa. Ovvero sia, esattamente come Gaetano Scirea, lui ha certamente a disposizione 5, 6 secondi tra il momento dell’impatto, della 125 in Polonia o in elicottero, dove capisce che sta per morire carbonizzato. Solo che questa volta ha sua figlia di fianco a lui». Io, ha aggiunto amaro, «continuo sempre a pensare a quei 6/7 secondi in cui sei lucido per sapere che chiaramente è finita e, penso che 6/7 secondi così non abbiano un tempo. Non so quanto possano durare. È la cosa a cui penso di più». —

a.a.

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