Da Bibbiano alla Regia di Alvini il sogno interrotto di Razzano
Il preparatore dei portieri granata aveva iniziato nelle giovanili della Reggiana per poi passare ad allenare gli estremi difensori di Correggese e Modena
Nicolò Valli
REGGIO EMILIA
«Dopo le esperienze con Correggese e Modena avevo voglia di tornare a casa, e fortunatamente la scorsa estate il direttore Tosi e l’intero club mi hanno concesso questa possibilità. Sono molto contento di far parte dello staff di mister Alvini e di esser tornato a lavorare per la Reggiana con cui avevo iniziato anni fa».
Un caso, questo ritorno in granata per Antonio Razzano, da quest’anno preparatore dei portieri della prima squadra? Non del tutto, dal momento che Razzano, classe 1974, è nativo di Bibbiano anche se ha vissuto a lungo in Svizzera con la famiglia.
In questa pausa forzata gli abbiamo chiesto di analizzare la stagione degli estremi difensori granata, con i quali è in continuo contatto anche in questa quarantena.
Razzano, i suoi ragazzi riescono ugualmente ad allenarsi in questi giorni?
«Provano a seguire il programma che ho fornito loro, composto principalmente da esercizi a corpo libero. Ho poi mandato qualche video con esercitazioni di giocolieri, prove che possono ripetere tranquillamente a casa con i propri palloni, mentre due volte a settimana abbiamo lezione di yoga, che aiuta molto la mente».
È in contatto anche con Alvini e l’intero staff tecnico?
«Ci sentiamo tutti i giorni, e ci confrontiamo preparando allenamenti e studiando nuove soluzioni. Faccio parte di un gruppo con persone molto preparate, guidate da un mister esigente ma bravo. In questo momento Alvini è un leone in gabbia, ma sono contento di poter lavorare con lui».
Il gioco di Alvini chiama in causa anche i portieri, sempre più coinvolti nella manovra. Che ne pensa?
«È affascinante partire dal basso per impostare la propria azione offensiva, perché se fai tanto a saltare la prima linea di pressing è possibile poi sfruttare la superiorità numerica. Una volta il portiere rinviava lungo e si correva dietro al pallone mentre ora è cambiata la mentalità, anche se qualche errore può capitare».
È soddisfatto della stagione di Venturi, Narduzzo e Voltolini?
«Molto soddisfatto, anche perché sono ragazzi determinati e volenterosi. Venturi ha avuto quel brutto infortunio che l’ha tenuto lontano dal campo per mesi, ma quando è tornato sembrava non avesse dovuto stare ai box per così tanto, ed anche psicologicamente non era facile. Narduzzo ha fatto bene prima dello stop, mentre Voltolini si è sempre fatto trovare pronto quando è stato chiamato in causa».
La stagione riuscirà ad essere portata a termine o si decreteranno i verdetti a tavolino?
«Non lo so, perché la situazione che stiamo vivendo è più grossa di noi. Quello che possiamo fare al momento è rispettare le regole che ci vengono imposte, poi si vedrà. Credo comunque che per quello che abbiamo fatto vedere ci meriteremmo di salire, anche se ci sono poche certezze sul futuro: questa crisi economica metterà infatti ko diverse società».
Quanto è orgoglioso di lavorare per la squadra professionistica della città in cui vive?
“Sono di Bibbiano, anche se ho vissuto i miei primi 18 anni di vita a Zurigo con i miei genitori. Avevo già lavorato alla Reggiana qualche anno fa col settore giovanile, prima delle esperienze con Correggese e Modena. Era il mio sogno tornare a casa, e fortunatamente la scorsa estate il direttore Tosi e l’intero club mi hanno concesso la possibilità”. —
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