Manari: «In campo a maggio sarebbe rischioso Il campionato? Meglio finirlo a settembre»
REGGIO EMILIA. Rivedere i calendari. A fine agosto far riprendere la stagione 2019-2020 e posticipare l’inizio della prossima all’anno solare o comunque più avanti. Questo per evitare un bagno di sangue economico al calcio italiano in caso di sospensione del campionato in corso e , dall’altro, per avere più tempo a disposizione per provare a contenere gli effetti negativi del Covid 19. La proposta è del medico Danilo Manari, lunga esperienza e specializzazione in cardiologia e medicina sportiva, attualmente direttore sanitario del centro Cuore e Salute.
«Mi sento- dice al proposito- quasi tutti i giorni con le società cui sono legato, ma al momento non ci sono date per la ripresa né per le visita degli atleti».
Già, perché opinione diffusa è che prima di dare il là alla ripresa servano di nuovo test per la certificazione dell’idoneità sportiva. Manari si spinge più in là.
«Non c’è- dice- ancora un protocollo ma come federazione medici sportivi è stato messo a punto un primo documento di raccomandazioni molto severe, alcune delle quali mi auguro vengano riviste perché per me di difficile attuazione».
Ce le vuole spiegare?
«Gli atleti sono stati suddivisi in due categorie: nella categoria A tutti coloro che sono venuti a contatto con il virus, che l’hanno avuto o semplicemente sono risultati positivi anche se asintomatici. A questi atleti, per il rilascio dell’idoneità, oltre alla prova sotto sforzo e l’ecocardiografia, vengono richiesti anche l’holter cardiaco nelle 24 ore, la spirometria e la valutazione del massimo consumo di ossigeno; questo perché il Covid 19 oltre provocare la polmonite interstiziale può interessare anche altri organi, principalmente il cuore. A seguire poi, prima di rientrare in gruppo per gli allenamenti, debbono effettuare una ripresa graduale monitorata dai medici per almeno 15 giorni: se tutto va bene e dopo anche un nulla osta infettivologico, possono infine rientrare in gruppo ».
E chi non è venuto a contatto?”
«Quelli sono classificati nella fascia b , debbono, oltre agli esami classici per riavere l’idoneità, sottoporsi alla ricerca degli anticorpi nel sangue ed in caso di positività rifare tutto il percorso di quelli della categoria A. Per tutti poi, staff e atleti, tamponi sia al rientro che a seguire ogni 4 giorni».
Scusi, ma è ipotizzabile un numero così elevato di tamponi solo per una categoria, non si riescono a fare per tutti i ricoverati delle Rsa...
«È uno degli aspetti che mi auguro vengano rivisti e precisati, così come al momento nelle raccomandazioni nulla è specificato rispetto alla gestione delle docce, dell’uso degli spogliatoi, del ristorante, perché parecchie società ne hanno uno nel centro allenamenti. Ci si focalizza sempre e solo sui calciatori, ma a contatto con loro ci sono staff tecnico, medici, magazzinieri, preparatori atletici».
Messa così, lei vede la possibilità di tornare a giocare a breve?
«A breve no, dipende dalla velocità del virus, dal suo contenimento, poi le faccio un esempio: ammettiamo che il via liberi agli allenamenti venga dato il 15 maggio, significa che i giocatori venuti a contatto con il virus non possono svolgere quelli collettivi se non a partire dai primi di giugno e chi in rosa ne ha avuto diversi che fa?»
Quindi?
«Quindi per me sarebbe meglio spostare la ripresa a quando dovrebbe cominciare la prossima stagione e poi dopo un periodo di riposo di un paio di mesi, dar il via al prossimo campionato».
A giugno 2021 ci sono gli Europei, c’è il problema dei prestiti, dei giocatori in scadenza di contratto…
«Alt, mi avete chiesto un parere dal punto di vista medico. Al resto deve pensare la Federazione. Io mi limito ad dire che partire troppo presto sarebbe un azzardo».
Ammesso che si riesca a ripartire, si rischia di dover giocare 3 volte in 7 giorni, potrebbe portare a una serie di infortuni a catena soprattutto in serie C?
«Sono professionisti, ragazzi seri e curati, dal punto di vista fisico non credo, ci saranno problemi. Certo potrebbe esserci un calo di prestazione, molto dipenderà dalla capacità di recupero dei singoli, importante ancor più il lavoro dei preparatori. In pratica potrai fare soltanto lavoro di scarico atletico e conservativo della condizione, poi rischi di avere poco tempo per curare gli aspetti tecnico-tattici; chi avrà una rosa più numerosa avrà un piccolo vantaggio, ma per il resto sarà dura per tutti». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
