Gazzetta di Reggio

Sport

Bracieri tutti accesi il 24 di luglio Torino lancia la proposta al Cio

Giulia Zonca

Il fuoco olimpico nel giorno rinviato di Tokyo 2020 

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Accendere è un po’ come aprire, dà il segno di un inizio, indica un orizzonte. Il 24 luglio doveva essere il giorno dell’inaugurazione dei Giochi di Tokyo, ora è una data anonima appesa a una qualche fase di transizione tra la serrata e la lenta ripresa, ma non deve per forza andare così. La data destinata a ricordi importanti si può illuminare.

Torino lancia una proposta che è già atterrata nel quartier generale del Cio: dare vita a tutti i bracieri delle città olimpiche contemporaneamente. L’idea piace e sarà considerata non appena la sequenza di riunioni straordinarie per la riorganizzazione dei Cinque cerchi darà un attimo di tregua e un minimo di prospettiva. Un pensiero nato per caso e cresciuto con molte attenzioni, si parte da una mail rimbalzata tra le tante indirizzate all’assessore per lo sport di Torino, Roberto Finardi. Lui la legge, ci sorride, la chiude e il pensiero torna. Di continuo. Telefona all’amico Ivo Ferriani, membro esecutivo del comitato olimpico internazionale e i due iniziano a ragiornarci sopra. Sono passate poche ore dallo slittamento di Tokyo, tutto è troppo urgente per aggiungere ulteriore variabili, ma quella suggestione si muove come la fiammella della fiaccola: si alimenta a ogni passaggio. Dall’ipotesi di riattivare solo Torino a una visione ben più globale che coinvolge il mondo. Una sorta di concerto per immagini. Il primo braciere è di Amsterdam 1924, per la versione invernale si parte da Garmisch-Partenkirchen, 1936, che è sparito. Altri non sono più al loro posto però esistono ancora. Cortina 1956, il primo calderone infuocato in diretta tv, gode di ottima salute, Roma 1960 è stato smantellato durante il rifacimento dell’Olimpico per i Mondiali di calcio 1990 e non se ne ha notizia, Torino 2006, è recente e funzionante. L’assessore Finardi ha controllato prima di far partire la scintilla: «Bastano meno di un centinaio di euro per riaccenderlo, ma lo faremo solo se il Cio decide di creare questo evento». Ferriani spinge l’iniziativa e crede che ci siano buone possibilità: «La gente ha bisogno di speranza, di un messaggio forte, lo sport ne ha veicolati tanti. Ora che gli atleti sono fermi, la fiamma sarebbe come un’onda emotiva che attraversa il mondo. La si potrebbe accompagnare con un flash mob da casa: torce, accendini, luci di ogni tipo». Mancano tre mesi e mezzo, il Cio ha tempo, però non vuole togliere attenzione a Tokyo. Se declinasse l’invito, Ferriani ripartirebbe dall’illuminazione iniziale: «Solo Torino non sarebbe lo stesso, ma sarebbe qualcosa, il futuro è così incerto che un segno di rinascita si può dare».

Il fuoco di Tokyo è acceso quindi la liturgia olimpica sarebbe rispettata. Mentre il Giappone è in stato di emergenza per la pandemia è custodito, non sarà spento: può idealmente generare la corrente. Almeno qualche brivido. In assenza di tutto, non sarebbe poi così superfluo. —



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