«Voglio riportare la Reggiana dove merita Città, società e tifosi sono da serie B»
La punta centrale Mattia Marchi, forte del contratto biennale, non ci pensa proprio a togliersi la maglia granata la prossima stagione
il personaggio
Luigi cocconcelli
Vita di un calciatore ai tempi del Coronavirus.
Senti come passa le giornate Mattia Marchi e ti accorgi che poi non è tanto diversa da quella dei tanti italiani tenuti tra le pareti domestiche dalla pandemia. Marchi ha scelto di rimanere a Reggio. La motivazione è semplice: «Qua ho tutto, a casa quasi niente, ho la fortuna di aver trovato una sistemazione con giardino e poi ho il figlio più grande che fa la prima elementare, non si sapeva se e quanto la scuola riaprisse e così abbiamo deciso di restare».
La sua giornata tipo?
«Al mattino aiuto il maschietto a fare i compiti, per fortuna gliene danno molti così è impegnato, al pomeriggio facciamo giocare in giardino lui e la sorellina di 3 anni, c’è spazio per girare sulla biciclettina, giocare a palla, fare due salti, la sera quando dormono tanta televisione. A differenza di Costa non mi sono inventato una passione per me».
Riesce ad allenarsi?
«Sì, per quello che è possibile, faccio esercizi di forza, elastici, addominali quasi tutti i giorni, come si faceva ai campi, si segue un programma dato dalla società, ovviamente niente tecnica e pallone».
Ha cambiato alimentazione?
«A colazione, pranzo e cena no, cerco di mangiare sano, poi durante il giorno girando per la casa la tentazione di farti un biscottino od un pezzetto di cioccolata ti prende, ma tutto nella norma».
Stava vivendo una delle stagioni migliori a livello realizzativo: 8 reti pur scontando prolungate soste ai box per infortunio, vicino al record di 9 a Mantova. Soddisfatto?
«Sì e non tanto per me quanto per il percorso che stavamo, spero si possa dire stiamo, facendo come squadra, mi piacerebbe sfondare il muro della doppia segnatura, a Mantova ed al Sudtirol mi sono fermato a 9, per due volte a Pavia a 8».
Quanto c’è del tecnico Max Alvini nella capacità di andare a rete?
«Tanto, lui ci mette molto del suo a livello tecnico e tattico, delle indicazioni, delle motivazioni, dei movimenti».
Ottimista o pessimista sulla possibilità di tornare a giocare?
«Sono discorsi più grandi di noi, non me la sento di fare previsioni, abbiamo a che fare con una brutta bestia e dobbiamo attenerci a quel che decideranno autorità scientifiche, governo e federazioni, l’auspicio è di tornare in campo il più presto possibile, perché oltre al nostro lavoro il calcio è anche la nostra passione , vorrebbe dire che il peggio è alle spalle, ma temo che i tempi li deciderà il virus».
C’è chi spinge per fermarsi qua, magari chi ha paura di retrocedere e vuole sfruttare una posizione acquisita…
«Può darsi e questo sarebbe brutto, approfittarsi, dico, della pandemia per provare a trarne un vantaggio, qua ci sono in ballo interessi ben più grandi».
Si parla tanto, di taglio degli stipendi. Con il club avete affrontato l’argomento?
«No, abbiamo alle spalle una società sana, non ci ha mai fatto mancare nulla, anche i soci sempre presenti al campo ed alla partita, siamo tranquilli e lasciamo la palla in mano alla federazioni, all’associazione calciatori, noi siamo pronti ad adeguarsi alle decisioni, ma sono anche tranquillo sul fatto di trovare facilmente un’intesa con la Reggiana».
Questo, solitamente, è tempo di rinnovi contrattuali, di voci di mercato. C’è qualcosa che la riguarda?
«No e spero di non sentire nulla. Ho altri due anni di contratto, sto bene e mi sono dato una mission: se non quest’anno, il prossimo contribuire a riportare la Reggiana in B, se lo merita la società, il pubblico, la città intera».
Le ultime due annate le ha giocate a Salò. È ancora in contatto con i suoi ex compagni che vivono là? s
«Sì, mi dicono che la situazione è davvero pesante, adesso sta un poco migliorando, ecco, là una gran voglia di parlare di calcio noce n l’hanno». —
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