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«Ripartire non è neppure pensabile»

Luca Cavazzoni
«Ripartire non è neppure pensabile»

Alberto Ghizzoni, dirigente del San Prospero Correggio «La stagione va conclusa, ma va premiato chi è primo»

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correggio

«Anche io aspetto tempi migliori, il problema principale resta la salute. Per il resto noi dilettanti abbiamo chiuso qua la stagione, non riesco a immaginare come si possa ripartire. Mancano le condizioni di sicurezza, senza quelle non si può tornare a fare calcio. Se fossimo chiamati a votare, io metterei un bel no sull'eventuale ripresa».

Come sua abitudine, Alberto Ghizzoni è diretto e preciso. Dalla scorsa estate ricopre il ruolo di dirigente nel San Prospero Correggio di Prima Categoria, dopo esserne stato per oltre vent'anni di fila lo storico allenatore.

«Il calcio è uno sport di contatto - spiega - mentre tutti i giorni ci dicono di stare almeno a un metro da un’altra persona. E poi gli spogliatoi, nei dilettanti non ci sono le dimensioni per mantenere le distanze. In caso d'infortunio ci sarebbero ulteriori problemi, dato che sarebbe inconcepibile andare ulteriormente ad intasare i pronti soccorsi e gli ospedali che ora hanno giustamente ben altro a cui pensare. Nei confronti di chi fa calcio dobbiamo tutti ragionare da padri di famiglia, chi non se ne rende conto non ha ancora capito la situazione».

I biancazzurri non giocano dal 23 Febbraio, dal successo nel derby col Montecavolo che valse l'allungo di un punto sopra la zona play out del girone C.

«Il calcio deve essere piacere e divertimento. Io ho sempre cercato di dare il massimo per vincere ogni partita, ma se perdevo non mi sentivo mai del tutto sconfitto. Prendevo spunto per ripartire, pensando già alla prossima gara con voglia di migliorarmi. Ora il calcio ha la possibilità di uscire da questo difficile momento un po’ cambiato, purché le decisioni vengano prese in modo uniforme. Nei dilettanti andrebbe fermato tutto, invece il calcio continua a fare corsa a sé rispetto ad altri sport. Ma prendere tempo in questo modo non serve, c'è piuttosto da guardare già più avanti. Ora manca l'entusiasmo per frequentare di nuovo un ambiente calcistico, non c'è lo spirito giusto che solitamente anima il sano agonismo».

Ghizzoni traccia quelle che potrebbero essere delle linee-guida per il futuro più immediato del dilettantismo.

«Tra alcuni mesi ci saranno da raccogliere i cocci, perché la crisi economica e lavorativa ricadrà sulle sponsorizzazioni. Più si scende di categoria e meno se ne risentirà, perché ci sono realtà già abituate a fare con poco e con solo dei giocatori locali. Si potrebbe però rimettere mano alle regole sull'utilizzo dei giovani, io anziché uno ne metterei addirittura cinque di obbligatori in Prima Categoria. Poi estendere gli obblighi anche alla Seconda Categoria dove ora non sono previsti, altrimenti i giovani finiscono per non giocare mai».

In caso di stop definitivo il San Prospero Correggio sarebbe salvo, ma in generale resterebbe il problema di dover gestire le classifiche attuali.

«A chi sta davanti sarebbe giusto dare una sorta di premio, riconoscendo loro di aver fatto sul campo qualcosa in più degli altri. Manca però ancora un terzo di stagione, in coda si punirebbero delle squadre prima del dovuto. Riconosciamo magari le promozioni ma evitando le retrocessione per poi pensare ad eventuali gironi in sovrannumero», conclude Ghizzoni. —



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