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In campo tenendo le distanze Il calcio cambia per ripartire

Gianluca Oddenino
In campo tenendo le distanze Il calcio cambia per ripartire

Niente mischie in area e marcature. Si guarda al modello tedesco per il 4 maggio Domani le linee guida della Commissione medica. Scienziati contrari, club divisi

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Niente mischie in area, zero tackle e figurarsi le marcature. Sembra una provocazione, ma il calcio alle prese con il coronavirus potrebbe trasfigurarsi pur di garantire quella ripartenza a cui stanno lavorando in tutto il mondo federazioni, leghe, club e giocatori.

Prudenza e sicurezza sono le parole d’ordine per un lento e apparente ritorno alla normalità, ma oltre alla riapertura dei centri sportivi (per ora ai soli calciatori professionisti) c’è da pensare anche alle modalità di allenamento. In Germania hanno già varato sessioni scaglionate, senza contatti di alcun tipo in campo e nello spogliatoio, ma la stessa cosa potrebbe accadere dal 4 maggio in Italia.

Domani la Commissione medica della Federcalcio, integrata da scienziati ed esperti, varerà le linee guida per formare il “gruppo squadra” e quali esami diagnostici effettuare (test molecolari, test sierologici, esami del sangue generali) insieme alla visita di idoneità sportiva.

Verranno approvati anche i protocolli per chi è risultato positivo al Covid-19, con particolare attenzione a polmoni e cuore, mentre le squadre saranno blindate nei loro ritiri con un costante controllo attraverso l’uso dei tamponi. La Federazione medico sportiva italiana ha già raccomandato questo tipo di monitoraggio, oltre ad una serie di azioni per la ripresa delle attività, dividendo gli atleti in tre gruppi: positivi, immuni e non immuni.



Anche Figc e Lega si riuniranno in questi giorni per far ripartire gli allenamenti, ma si naviga sempre a vista e non mancano i contrari alla ripresa dei campionati. «Io darei un parere negativo – ha specificato ieri Gianni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità e componente del comitato tecnico scientifico che affianca il Governo – poi la decisione finale spetta alla politica. Il calcio è uno sport che implica contatti e, quindi, il rischio di trasmissione: ho sentito che qualcuno parlava di monitoraggio più stretto, ma mi sembra un’ipotesi un po’ tirata. E poi siamo quasi a maggio».



Il tempo stringe, ma fino all’ultimo si cercherà di salvare il salvabile (soprattutto a livello economico). «So che il calcio vi manca – ha scritto Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ai suoi tifosi –, ma presto tornerà anche quello. Sto lavorando per una ripresa che sia veloce nella sicurezza della salute di tutti». Non tutti i club di Serie A, però, la pensano allo stesso modo e Claudio Ranieri, allenatore della Sampdoria, ha esposto i suoi dubbi. «Credo che dopo questa inattività sarà sempre un campionato falsato – ha spiegato a Radio 1 – e bisognerà capire se basterà un mese di preparazione per giocare ogni tre giorni. Possiamo fare anche 5 cambi a partita, ma in ogni caso devono essere i medici a dire cosa possiamo e non possiamo fare». —



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