Perdite “di guerra” nel mondo delle bocce
La pandemia non si è limitata a fermare le gare ma ha decimato il movimento, che vuole ripartire
Nicolò Valli
REGGIO EMILIA
«Nelle scorse settimane diversi nostri giocatori e volontari hanno contratto il Coronavirus. Alcuni sono riusciti a guarire, altri purtroppo non ce l’hanno fatta. Dispiace molto, perché erano assidui frequentatori dei nostri bocciodromi e non abbiamo neanche potuto dare loro l’ultimo saluto».
Dalle parole di Gennaro Iannotta emerge con forza il dramma che sta colpendo il mondo delle bocce, sport che storicamente annovera tra i suoi partecipanti molti anziani.
Il presidente del comitato di Modena e Reggio Emilia illustra con amarezza la situazione nel nostro territorio: «È un momento difficile -spiega Iannotta- perché si tratta di persone che hanno messo il cuore in quello che facevano. Siamo vicini ai familiari, e non appena ci sarà l’occasione ricorderemo i nostri tesserati come meritano. Giusto pochi giorni fa abbiamo festeggiato un anno dall’unione delle Federazioni delle due città, scelta non facile considerato il campanilismo e la rivalità. Purtroppo dal 23 febbraio le nostre strutture sono però chiuse per l’esplodere di questa pandemia, e non sappiamo quando potremo riaprire».
Anche quando da decreto ministeriale sarà consentito ritornare a fare attività sportiva, le bocce saranno paradossalmente uno degli ultimi sport a togliere il lucchetto, per i pericoli legati a spazi ristretti e carta d’identità dei partecipanti: «Il gioco delle bocce vive infatti sull’integrazione sociale tra i giocatori- prosegue il numero uno provinciale- e ora non è consentito. Come sarà possibile infatti distanziare i contendenti in un campo di soli 28 metri per 4? Per non parlare poi delle competizioni a squadre, con quattro e sei giocatori per ognuna delle squadre. Credo che all’inizio verrà data la precedenza alle gare singole, ma è prematuro affrontare in questo momento il discorso di una riprogrammazione dei calendari».
Oltre al dolore per la scomparsa di chi non potrà più esultare dopo una rumorosa bocciata, un altro problema è destinato ad esplodere nella sua complessità, ovvero quello legato alle casse delle società: «Danni economici ci saranno sicuramente- sostiene Iannotta- perché i team basavano le proprie entrate sui caffè dei soci che tutti i giorni trascorrevano le giornate al circolo tra carte e bocce. Ora vengono a mancare questi introiti, ma le spese tra affitto e bollette sono ugualmente da coprire».
Quale sarà, dunque, il futuro di questo sport in provincia? Qualche società sarà costretta ad alzare bandiera bianca e riporre definitivamente le bocce nell’armadietto?
«La Federazione nazionale è pronta a soccorrere chi è in difficoltà facendo compilare dei moduli, ma temo purtroppo che qualche club sia costretto a chiudere. Noi abbiamo 43 associazioni affiliate più altre cinque prettamente estive, per un totale di 1500 iscritti. Tra questi possiamo contare su 150 atleti paralimpici: per loro vedere le bocciofile chiuse è una vera e propria mancanza di punti di riferimento, così come per i nostri 20 giovani che di colpo si sono visti privare della scuola e del loro sport preferito. Mi piacerebbe- chiude il presidente del Comitato Fib di Modena e Reggio - che quando questa crisi sarà terminata la gente riuscisse a capire il valore di un rapporto umano, e di un abbraccio; aspetti che nel nostro sport sono all’ordine del giorno, compresi i pranzi in compagnia. Tutte cose che ci mancano tantissimo in questo momento particolarmen te difficile». —
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