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Impianti sportivi ai tempi del Coronavirus: «Beriv pronta a ripartire ma ci servono aiuti»

Reggio Emilia, secondo Ivan Bertocchi servono strumenti per la salvaguardia della salute dei dipendenti e l’igienizzazione degli spogliatoi  


17 aprile 2020 Nicolò Valli


REGGIO EMILIA. «Siamo pronti a riprendere le nostre attività nel rispetto dei protocolli e ci siamo attrezzati per garantire il servizio, ma il momento è difficile e senza il contributo dei partecipanti la nostra realtà non sta in piedi».

A parlare è Ivan Bertocchi, presidente del centro sportivo Beriv di via Terrachini e gestore del pala Bigi e dello stadio Mirabello.

La sospensione di tutte le attività agonistiche ed amatoriali ha infatti arrestato anche il lavoro di chi cura impianti sportivi, che ora si interroga con quali misure ripartire.

«Premesso che le decisioni devono essere prese dalle autorità politiche e sanitarie- spiega Bertocchi- ci sono delle distinzioni da fare per ogni disciplina a nostra gestione. Alcuni sport come il tennis non prevedono infatti il contatto ravvicinato e avranno sicuramente meno difficoltà a ricominciare rispetto al calcetto, che raggruppa in uno spazio limitato diverse persone. Il problema principale sarà quello degli spogliatoi, ma stiamo pensando a soluzioni in grado di contenere il rischio, come dotarci di trattamenti d’unità d’aria ad ozono oppure disporre di distanziatori in plexiglass per impedire la trasmissione delle famose goccioline».

L’associazione Beriv annovera una decina di dipendenti, attualmente in cassa integrazione in deroga in attesa di ulteriori sviluppi. Gli scenari che si stanno delineando vedono nella data del 4 maggio la possibilità di tornare ad allenarsi, anche se per i centri sportivi bisognerà ancora pazientare. Il pensiero principale è però quello di salvaguardare la salute dei propri lavoratori.

«Io non sono d’accordo – continua - sulla scelta di costringerci a rimanere a casa per diverso tempo perché lo trovo anticostituzionale, anche se comprendo la situazione. Si parla da diversi giorni di questa Fase 2, ma oltre a pensare a come far ripartire i campionati il ministro Spadafora dovrebbe anche tutelare i gestori di impianti sia da un punto di vista economico che di norme igieniche. Ogni società o gruppo di giocatori dovrebbe nominare un unico referente con cui curare i rapporti nel momento in cui si paga e si prenotano i campi. Il vero rischio per noi gestori è infatti quello di andare incontro a responsabilità penali in caso di episodio spiacevole ed imprevisto, e questo aspetto mette molta paura».

Il futuro è dunque ancora tutto da scrivere, ma bisogna prendere coscienza che almeno per i primi mesi nulla sarà più come prima, e che quindi si dovrà fare di tutto per conciliare attività motoria alle necessarie misure di sicurezza.

«Stiamo valutando eventuali acquisizioni di scanner per provare la febbre, ma costano parecchio e anche per questo motivo stiamo dialogando con la Fondazione per lo Sport. Allo stadio Mirabello in questo momento stiamo facendo lavori di manutenzione ma saremo costretti ad adottare le stesse misure di sicurezza, tenendo anche presente che la struttura è sede di enti come l’Aia e la Boxe. Noi abbiamo in gestione anche la Piscina Filippo Re: fortunatamente è probabile che in acqua il virus non si trasmetta, mentre in spogliatoio il rischio è chiaramente maggiore».

«Per quello che riguarda i nostri corsi- conclude Ivan Bertocchi- o ricominceranno, oppure provvederemo a rimborsare chi aveva già saldato l’intera quota». —




 

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