Il medico della Regia: «Più che di linee guida abbiamo bisogno di prendere tempo»
Enrico Violi, coordinatore dello staff medico granata «In assenza di certezze rischiamo controlli all’infinito»
Massimo Sesena
REGGIO EMILIA
«Finché questo virus, di cui conosciamo soprattutto la pericolosità, troverà terreno fertile, rischiamo una spirale di controlli infiniti». Enrico Violi, cardiologo e medico dello sport, è il coordinatore dello staff medico della Reggiana e come tutti i suoi colleghi che operano al seguito di squadre di calcio, in questi giorni è chiamato a fare i conti con linee guida, protocolli, indicazioni. Tutto finalizzato a una ripresa del calcio giocato. Certo, nessuno al mondo vorrebbe che questo isolamento globale durasse un minuto di più del lecito. E tuttavia, dopo una vita passata in ospedale, il dottor Violi è convinto che -contro questo nemico subdolo- abbiamo bisogno di tempo. Tempo per trovare un vaccino, ma anche tempo per trovare quelle contromisure che ci permetteranno di convivere con il Covid-19 fino a quando la battaglia non sarà definitivamente vinta.
«La bozza di direttiva approvata in questi giorni - ipotizza il medico sociale granata - formula una ipotesi, ovvero che dopo il 3 maggio si possano riprendere gli allenamenti nelle squadre delle società professionistiche. Una volta che questa data, oggi soltanto ipotetica, diventasse ufficiale, per le società scatterebbero una serie di adempimenti, un iter che dovrà giocoforza partire in anticipo rispetto alla data fissata per l’inizio dell’attività».
Stiamo parlando delle classiche visite mediche di inizio stagione, perché dopo uno stop così lungo, occorre verificare di nuovo l’idoneità fisica degli atleti.
Invero, questo stop così lungo e improvviso è dovuto alla pandemia e quindi, oltre alle visite mediche di routine, i calciatori saranno sottoposti ad altri test . «Occorrerà poi indagare lo stato di salute degli atleti dal punto di vista infettivologico. Parliamo - spiega il dottor Violi - dei cosiddetti test sierologici di cui tanto si discute in queste settimane. Sono già in commercio diversi tipi e occorrerà capire quali dovranno essere adottati». A cosa serviranno quei test? «A individuare quante persone sono state in contatto con il virus, anche andando oltre le situazioni conclamae». Se infatti è vero che a marzo il difensore granata Alessandro Favalli è risultato positivo al Coronavirus e tutta la Reggiana si è messa autonomamente in autoisolamento, è vero altresì che potrebbero esserci altri atleti o componenti dello staff che hanno contratto il virus pur rimanendo asintomatici. «Da quel momento - spiega il medico sociale granatsa - inizia un altro iter con test sul sangue e tamponi a cui sottoporre ciclicamente le persone risultate positive. Parliamo di tamponi ogni quattro giorni. E questo mentre la squadra è in ritiro per tre settimane in un ambiente che dev’essere il più possibile sterile e sanificato costantemente. E gli allenamenti? Il calcio rimane uno sport che prevede il contatto fisico. Come ci si comporterà, durante le partite? Le partite si prevedono a porte chiuse? Sono tutte domande che resteranno sul tavolo fino a quando questo virus continuerà a circolare».
Invero, il dottor Violi solleva anche un altro problema, quasi di equità: «Dovremo chiederci se possiamo spendere risorse pubbliche per permettere questi controlli medici continui sui calciatori professionisti».
Già, perché se è fuori discussione l’amore per il calcio è pur vero che questa pandemia ha obbligato tutti - anche il più assatanato dei tifosi - a rivedere le proprie priorità. «Meglio allora lavorare a soluzioni che garantiscano la salute e magari fare in modo che nel frattempo il virus perda la sua forza. Io credo - conclude il medico della Reggiana - che questa pandemia ci costringerà a un rovesciamento dei valori: prima di tutto viene la salute, poi verranno i regolamenti e i contratti». —
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