«Assurdo promuovere con un sorteggio i playoff l’unica via»
L’avvocato Mattia Grassani, già legale di Mike e Alicia Piazza «Situazione nuova, ma con le carte bollate il calcio muore»
Luigi Cocconcelli
REGGIO EMILIA
La confusione regna sovrana nel calcio nostrano. A tutti i livelli. A parole tutti dicono, pandemia permettendo, di voler riprendere a giocare. Nei fatti c’è chi spinge per chiudere qua la stagione. Il direttivo della serie C ha già deciso di proporre all’assemblea del 4 maggio la sospensione del campionato e modalità per definire le promozioni.
La questione comporta anche risvolti interpretativi, dubbi dal punto di vista giuridico.
Per provare a mettere qualche punto fermo abbiamo sentito uno dei maggiori esperti di diritti sportivo, l’avvocato Mattia Grassani del foro bolognese e che in passato ha avuto rapporti lavorativi con la Reggiana e che , tra le altre pratiche aperte sul suo tavolo ha quella relativa alla richiesta di assegnazione al Bologna dello scudetto 1927, revocato a suo tempo al Torino e mai assegnato.
«Ho- dice al proposito- lavorato nell’ultimo anno e mezzo di proprietà di Mike ed Alicia Piazza, ma non mi sembra elegante menzionare le specifiche attività svolte. È andata male ed anche in quel caso a pagare sono stati i tifosi e le persone offese».
Veniamo al presente, a chi spetta decidre lo stop al campionato?
«La titolarità di tali scelte spetta in via esclusiva alla Figc,in particolare al consiglio federale. La Lega Pro può formulare proposte, ma le scelta di fermarsi definitivamente o ripartire compete esclusivamente alla federazione».
A chi può appellarsi una società che si ritenga penalizzata e secondo lei quante possibilità avrebbe di vincere la causa?
«La situazione in essere non ha precedenti, figlia di un’emergenza mondiale rispetto alla quale lo sport ed il calcio subiscono le decisioni più che imporle .Quindi, qualunque scelta verrà presa scontenterà i più. Occorre mantenere la lucidità, e non assumere decisioni di pancia. Un calcio che dopo questo tsumani sanitario finisse in tribunale certificherebbe la sconfitta del sistema, significherebbe che il bene individuale è stato anteposto a quello comune. In ogni caso i passaggi, da meditare bene, sarebbero Collegio di Garanzia dello sport presso il Coni e successivamente Tar del Lazio e Consiglio di Stato».
Che ne pensa dell’idea di assegnare una promozione mediante sorteggio?
«Certe idee rappresentano, a mio avviso, il segno di un calcio che è completamente sfuggito di mano .Ma come si può concepire che la promozione in B, fondamentale per una società, venga decisa dalla monetina?In questo modo si frustra un principio fondamentale, vale a dire che la meritocrazia deve sempre prevalere, è il responso del campo che deve decidere. E comunque qualora non si tornasse a giocare, ci sono una decina di modi per scegliere la quarta promossa, tutti meglio del sorteggio».
Quali? Si parla, ad esempio, del coefficiente punti-partita...
«Non esistono precedenti come questo: quando si è fatto ricorso al coefficiente è stato perché i gironi erano composti da un numero diverse di squadre e qualcuna per forza ha giocato più partite e qualcun altro meno, ma la situazione è diversa. La decisione spetta al Consiglio federale che si deve districare in una situazione mai data. Per questo non faccio previsioni, nel caso mi auguro che si individuino criteri che siano i più rispondenti ai valori espressi finora dal campo o magari, ancor meglio, che si riescano a fare i play-off».
Si parla di riduzione o taglio stipendi, ma se i contratti dei calciatori sono di natura civilistica occorre trattativa individuale e se un calciatore si rifiuta che strumenti ha società per imporlo?
«Quello degli stipendi è l’ultimo dei problemi: se lo spettacolo non può andare in scena, se l’attività di preparazione allo spettacolo non può essere svolta, ecco che l’impresario, ovvero la società, non è tenuta a corrispondere alcunché. Si chiama impossibilità sopravvenuta della prestazione per fatto non imputabile ai contraenti, Se poi si vuole trovare un accordo, tanto meglio».
Altro tema. Se la stagione si prolunga oltre il 30 giugno che fine fanno scadenze e prestiti?
«Per scollinare il 30 giugno, qualora fosse necessario, occorre un provvedimento straordinario della Figc, certificato da Uefa e Fifa, opzione che Gravina ha già anticipato non sarebbe un problema. In tal caso tutti i vincoli di tesseramento in scadenza e temporanei sopravvivrebbero al fatidico gong del 30 giugno, così come i contratti di lavoro. A situazioni emergenziali si deve rispondere con provvedimenti emergenziali. Se serve a salvare il sistema calcio , che tesseramenti e contratti vengano prolungati anche al 30 settembre».
Seconde lei il protocollo previsto a livello sanitario è applicabile alla serie C?
«In teoria il protocollo è destinato a tutto il calcio professionistico, ma le realtà della serie C sono distanti anni luce dal mondo della massima serie. Impianti di gioco, strutture di allenamento, staff, consulenti, il divario è notevolissimo anche tra A e B, figuriamci la C. Senza contare il tema dei costi che davvero rende tutto quasi impossibile». —
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