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L’INTERVISTA 

Partesotti orfano del Giro d’Italia «Per chi ama il ciclismo è tutto»

Aldo Spadoni
Partesotti orfano del Giro d’Italia «Per chi ama il ciclismo è tutto»

Il fortissimo gregario reggiano, 79 anni, ha alle spalle cinque partecipazioni «Ancora oggi è un grandissimo spettacolo, secondo soltanto al Tour de France» 

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Aldo Spadoni

REGGIO EMILIA

Settantanove anni, Pietro Partesotti rappresenta un pezzo di storia del ciclismo: nella sua carriera figurano 5 partecipazioni al Giro e una al Tour.

Partesotti quanto mancherà agli amanti del ciclismo il Giro d'Italia che sarebbe partito tra pochi giorni?

«Il Giro d'Italia per gli appassionati delle due ruote è tutto; dopo le grandi classiche e in attesa del Tour, il Giro d'Italia rappresenta l'appuntamento più importante a livello mondiale. I tifosi sono abituati a rincorrere questo evento non solo nelle città dove transita o arriva, ma spesso seguono le tappe più importanti macinando parecchi chilometri di strada, magari solo per vederli transitare su un passo alpino; in queste occasioni non è solo sport, ma è festa dove spesso ci si ritrova tra vecchi amici ricordando il passato».

Per le squadre italiane cosa rappresenta il Giro d'Italia?

«Al Giro d'Italia tutti i team italiani vogliono partecipare e per i corridori, anche i più giovani, è il trampolino di lancio; quotidianamente hai gli occhi puntati su di te da parte non solo degli addetti ai lavori, ma anche dei tanti tifosi che seguono quotidianamente la corsa».

Qual è la differenza tra il suo ciclismo e quello attuale?

«Sono due mondi diversi, ai miei tempi si gareggiava in tappe massacranti che sfioravano anche i 300 chilometri, con strade e biciclette non paragonabili a quelle di oggi. Ora si studiano metodi di allenamento personalizzati e si è seguiti quotidianamente dal punto di vista medico. Ai miei tempi ti dovevi alzare all'aba per alimentarti bene in quanto si partiva di prima mattina».

Ora invece...

«Ora invece si fa tutto con calma, con uno stupendo ritrovo di partenza, in quanto le frazioni sono più corte e ti permettono anche di recuperare meglio gli sforzi fatti nella giornata precedente. Io comunque mi sono sempre ritenuto fortunato , gareggiare con la Salvarani, squadra che era già all'avanguardia rispetto alle altre, significava essere seguito in tutto e per tutto; avevamo la possibilità di fare ritiri in Francia durante il periodo invernale, cosa che in altre squadre non accadeva, avevano massaggiatori e medico, al seguito, un vero e proprio lusso per quei tempi».

Un ricordo di un suo Giro d'Italia ?

«Penso che su tutte le tappe disputate in cinque edizioni, il mio ricordo vada al 1966, quando si arrivò in via Kennedy a Reggio Emilia, proprio davanti ai miei tanti tifosi, il sogno nel cassetto era la vittoria, ma la volata finale premiò Dino Zandegù».

Quali differenze trova attualmente tra Giro e Tour?

«Il Giro d'Italia è bellissimo, in quanto promuove il nostro movimento ciclistico e da risalto attraverso le lunghe dirette televisive alle bellezze del nostro territorio, ma non è possibile paragonarlo al Tour de France. Il Tour è il più grande palcoscenico mondiale, con un organizzazione ricchissima, basti guardare la carovana pubblicitaria; ha interessi economici enormi e soprattutto è nei sogni di ogni professionista, in quanto tutto il mondo e non solo quello delle due ruote è incollato per ore davanti alla televisione, in quanto non è solo una competizione sportiva ma un vero e proprio spettacolo».

Guardando all'attuale situazione sanitaria pensa che tutte le gare che l'Uci sta riprogrammando si possano disputare?

« Come è ora la situazione in Italia e in Europa, penso che sia pura utopia pensare a una ripresa a breve termine, l'importante per tutti e non solo gli atleti è la salute; i grandi giri e le grandi classiche muovono migliaia di persone ed a mio avviso fare pronostici ora è molto azzardato». —

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