«Buscaglia non mi dava fiducia Sono rimasto in un angolo»
L’amarezza di David Vojvoda nel commentare la sua stagione alla Grissin Bon «Ho fatto anche buone gare, ma il coach non è mai riuscito a trovarmi un ruolo»
reggio emilia
Si è tolto un sassolino dalla scarpa, David Vojvoda.
Nel giorno della presentazione ufficiale con l’Alba Fehérvár, il club ungherese che l’ha ingaggiato per la prossima stagione, la guardia ne ha approfittato per assestare una stoccatina al coach biancorosso Maurizio Buscaglia.
«Non ho avuto una buona stagione - ha ammesso -. Non ho capito alcune cose che stavano accadendo intorno a me. Prima di firmare, sembrava tutto perfetto. Il coach mi ha chiamato più volte dicendomi che contava su di me, che stava riguardando mie partite e che conosceva perfettamente le mie abilità e dove avrei potuto migliorare la squadra. Una settimana dopo la firma è stato rinnovato un giocatore (Johnson-Odom, ndr) nel mio stesso ruolo che aveva segnato 22 punti di media nelle ultime sette partite della passata stagione».
«In quel momento ho capito che sarei partito dalla panchina e inoltre, successivamente, hanno firmato un’ala (Fontecchio, ndr), tra i migliori talenti italiani nel ruolo. Inoltre c’era anche un giovane in crescita (Candi, ndr) e un play esperto (Poeta, ndr), quindi avevo più rivali in ogni ruolo. L’allenatore ha insistito sul suo quintetto, ma giocavo circa 20’ di media, che non sono male, non mi devo vergognare di questo. Poi, abbiamo inanellato quattro vittorie di fila ed in quel momento ho anche disputato buone gare, segnando 15, 20, 20 e 13 punti, ma fondamentalmente sono sempre partito dalla panchina. L’allenatore non è mai riuscito a trovare il mio posto e più passava il tempo più questo ha avuto impatto negativo sulla mia autostima. Spesso mi trovato in un angolo ad aspettare che la palla mi arrivasse».
Non c’è solo amarezza nelle parole di Vojvoda.
«Devo dire che sia il direttore sportivo (Alessandro Frosini, ndr) sia il direttore generale (Filippo Barozzi, ndr) mi hanno supportato tutto l’anno, nemmeno loro capivano perché l’allenatore mi concedesse così poca fiducia. Hanno parlato più volte con lui dicendogli di utilizzarmi differentemente e provare nuove soluzioni. Lui mi ha provato per qualche allenamento da play, ma poi sono tornato confinato in panchina».
Una delusione crescente, quindi, fino al divorzio.
«Con Reggio avevo firmato per due anni con un’opzione, ma il Coronavirus ha condizionato tutto e quando abbiamo realizzato che il campionato non sarebbe continuato, sono subito iniziate le contrattazioni per la risoluzione dei contratti in modo da non subire ulteriori perdite economiche per il club in assenza di partite. Abbiamo trovato un accordo, ho ricevuto il 70% del mio stipendio per la stagione 2019/2020. Senza l’epidemia, sarei potuto uscire a fine stagione con un buyout».
Reggio è però in qualche modo rimasta nel cuore del nazionale ungherese: «Vivevo in un bell’appartamento in centro e devo dire che Reggio Emilia è una bellissima città, di circa 180 mila abitanti, che per l’Italia non significa essere tanto grande. Ero a 45’ da Bologna, 25 da Parma, due ore da Venezia e poco meno di due ore da Milano. Quando avevo uno o due giorni di riposo facevamo delle gite per cercare di vedere più cose possibili». —
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