Ibra brucia tutti: già in campo Ma il futuro è un’incognita
Zlatan gioca e segna con il suo Hammarby: in Svezia non ci sono divieti «L’anno prossimo? Sono legato al Milan, ma non so che cosa accadrà»
«Io sono il calcio», s’è intitolato esagerando un po’, zlatanando un po’ come al solito, nell’ultima autobiografia. Però ieri mattina ne ha data un’altra dimostrazione, perché - a parte i bielorussi che continuano ad andare in campo forse davvero a forza di saune e vodke consigliate dal loro presidente - lo è stato letteralmente: del resto non sarebbe Ibrahimovic, se non fosse nato per stupire. Con l’Europa del football in quarantena, lui splendido trentottenne non solo si sta allenando da un pezzo, ma per primo tra i grandi è tornato a giocare. Sai che invidia Messi e Cristiano, che al massimo flirtano solitari con un pallone.
«Volete vedermi fare magie? Guardatemi in diretta con l’Hammarby», aveva promesso su Twitter due giorni fa. Solo un’amichevole in famiglia, sia pure in uno stadio vero (la Tele2 Arena) a porte chiuse, ma di questi tempi facilmente trasformabile in evento: Ibra ha giocato, Ibra ha segnato, Ibra è stato pedinato da una «Zlatan cam» e trasmesso in streaming sulla piattaforma Dplay. Soprattutto, Ibra ha parlato.
Argomento, il futuro sempre più nebuloso con il Milan. «Ho un contratto e vedremo come finisce lì e se finisce - ha detto dopo il 2-0 e l’1-1 nel triangolare contro squadre satellite -, voglio giocare il più possibile ma non sai mai cosa può succedere». Fuggito a Stoccolma un mese fa, Zlatan si tiene in forma sgambando accanto ai suoi «dipendenti» dell’Hammarby, club di cui è coproprietario con il 25% delle quote. In Svezia il campionato è fermo ma non c’è il lockdown e per il Milan la cosa non rappresenta un problema. Quando inizierà la fase 2, il numero 21 rientrerà in Italia («rispetterò il contratto da professionista») e i nodi verranno al pettine: dopo la defenestrazione di Boban, che a gennaio l’ha riportato a Milano, il rinnovo è in salita nonostante i 4 gol in 10 presenze e la scossa trasmessa al gruppo. Soprattutto se davvero in panchina dovesse arrivare il tedesco Rangnick al posto di Pioli.
Tra le ipotesi c’è anche finire la carriera proprio nell’Hammarby, magari per aggiungere un trofeo svedese ai 31 collezionati da «straniero». «Ho sempre detto che non l’avrei fatto ma le cose cambiano - ha spiegato -. Voglio giocare non solo per quello che sono o ho fatto, mi piace esibirmi e contribuire con qualcosa di mio. Al momento sono legato al Milan e non penso ad altro». «Oggi sono forte», aveva scritto sulla maglia. Un messaggio al mondo e forse ai rossoneri, con buona pace degli ex amici di Malmoe che non gli perdonano il «tradimento» e qualche mese fa ne hanno buttato giù la statua. «Con loro sono stato troppo buono, non cancelleranno la mia storia. Ora voglio aiutare a portare in alto l’Hammarby». Se intende anche a suon di gol, lo sapremo presto. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
