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Il calcio si inventa asettico per ripartire mascherine, termometri e niente docce

Marco Bertolini
Il calcio si inventa asettico per ripartire mascherine, termometri e niente docce

Ecco cosa dicono le linee guida dell’associazione che raggruppa gli addetti alla sicurezza negli stadi italiani

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Marco Bertolini

REGGIO EMILIA

C’era una volta lo spogliatoio. Quel luogo mitico e mistico insieme, quello di Al Pacino e del più bel discorso motivazionale che una squadra abbia mai sentito, quello delle liti interne ad una squadra, solo raccontate e mai dai protagonisti. Ecco, lo spogliatoio, dopo il pubblico, sarà l’altro convitato di pietra al gran banchetto del calcio che riprende la sua strada. A dirlo, sono i protocolli, le linee guida che in queste settimane convulse si sprecano.Perché si fa presto a dire: “Il calcio deve ripartire, la serie A e le altre serie minori del calcio professionistico devono concludere i rispettivi campionati interrotti dalla pandemia”. Ne discutono dirigenti sportivi, presidenti di società, allenatori, atleti, medici sportivi. Si pensa a quando e come potranno riprendere gli allenamenti, si fanno ipotesi sulle date di questo calendario di fine stagione. E quindi si fantastica su una estate intera di partite e in particolare di partite a porte chiuse.

Peccato che anche una partita a porte chiuse presenti dei rischi se parliamo di tutela della salute. E non soltanto per chi scende in campo, come ci spiega Ferruccio Taroni, vice delegato alla sicurezza per la Reggiana, nonché presidente dell’associazione nazionale che raggruppa i delegati alla sicurezza degli stadi italiani. «Anche a porte chiuse - dice Taroni - l’evento calcistico in uno stadio coinvolge non solo i 22 in campo, ma un gruppo di lavoratori che può arrivare e superare le 300 unità. Di questi, oltre ai calciatori, altri operatori sono precari, o meglio lavoratori temporanei e quindi più deboli per organizzazione e protezione aziendale. Molti si stanno preoccupando, come è giusto che sia, delle figure più professionalizzate come i calciatori, ma rischiamo che ogni sforzo venga vanificato se poi, ad esempio, un operatore televisivo, oppure un giardiniere o uno steward infetto asintomatico viene in contatto con loro e diffonde la patologia nel ‘gruppo protetto’, Per questo come Andes (l’associazione che raggruppa i delegati alla sicurezza, ndr) abbiamo pensato di realizzare delle linee guida, realizzate con la consulenza del medico della nostra associazione, Fabio Volontè allo scopo di aiutare chi, più autorevolmente di noi, dovrà redigere poi un protocollo». Leggendo queste linee guida si ha la netta percezione del problema, altrimenti confinato alla positività di questo o quel giocatore.

Ecco, secondo le norme vigenti per il contrasto al Covid-19 cosa cambierà per tutti coloro (giocatori, tecnici, arbitri, medici, infermieri, forze dell’ordine, addetti al campo, raccattapalle, steward, giornalisti e operatori radio-tv) che la domenica prenderanno parte all’evento partita.

VIGILIA CON IL TERMOMETRO

Altro che “Febbre a 90” di Nick Hornby: qui sarà sufficiente avercela 37,5 per saltare il match. Tutti coloro che dovranno essere presenti allo stadio, dovranno tenere sotto controllo la loro temperatura corporea già dal giorno prima. E se risulterà superiore ai 37.5 gradi, non potranno entrare allo stadio.

Una misurazione, quella della temperatura che verrà eseguita anche il giorno del match, al momento dell’ingresso nello stadio.

QUANTI PULLMAN SERVONO?

E allo stadio? Come ci si arriva? Anche in questo caso, niente sarà più come prima. Colpa delle mascherine obbligatorie sempre tranne che in partita, e del distanziamento sociale, che nel caso di specie prevede per chi sta in pullman una distanza minima di due metri. Difficile dire quanti pullman serviranno ad ogni singola squadra. Certo non sarà possibile sedersi accanto al mister per cercare di capire se ha deciso di farci giocare dal primo minuto o se ci lascerà ancora una volta in panchina.

NOSTALGIA SALA STAMPA

Sarà tutto più freddo, asettico, cambierà molto anche del lavoro dei giornalisti che, finita la partita, si accomodavano in sala stampa per godere di uno spettacolo che a volte era migliore di quello visto in campo.Gli addetti all’informazione - recitano le linee guida - dovranno effettuare le interviste a debita distanza o preferibilmente al telefono. Capite anche voi che se queste norme fossero sempre esistite le spettacolari conferenze stampa di Trapattoni o Malesani non sarebbero mai diventate virali.

Invero, quello che più di tutti verrà sacrificato sull’altare della sacrosanta tutela della salute pubblica, sarà lo spogliatoio.

GIA’ VESTITI

Il sancta sanctorum di tutte le partite non servirà più a nulla perché i giocatori arriveranno allo stadio già vestiti, così come dovranno fare la doccia a casa. E il mister, quello che dovrà dire ai giocatori, dovrà dirlo in campo, o al massimo lo avrà già detto in videoconferenza. Facendo attenzione a silenziare il microfono dei giocatori... —

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