Ghiacci: «Sono terrorizzato dall’idea di giocare a porte chiuse»
Il presidente di Trieste analizza il difficile momento della pallacanestro italiana «Vogliamo ripartire da certezze, non da speranze»
reggio emilia
Mario Ghiacci, presidente della Pallacanestro Trieste e grande ex della Pallacanestro Reggiana, ha analizzato la difficile situazione del basket italiano e parlato di ciò che potrà accadere la prossima stagione in un’intervista al Messaggero Veneto, testata del nostro gruppo.
L’emergenza Coronavirus non ha risparmiato nessuno e tutti dovranno leccarsi le ferite.
L’ex biancorosso ha fatto il punto della situazione, parlando della sua Trieste ma anche di sponsor e televisioni.
«In questa fase il problema principale è che le società sportive, a differenza delle altre aziende, devono chiudere i bilanci al 30 giugno - chiarisce -. Quindi sono mesi frenetici. Inoltre ci sono due aspetti di cui tenere conto: il primo è che bisogna chiudere la stagione 2019/20 con meno problemi possibili, il secondo è che bisogna già cercare di impostare la prossima. Domenica scorsa avremmo dovuto giocare l’ultima partita di regular season, invece ci ritroviamo qui a fare ipotesi per il prossimo campionato. La situazione è tosta».
Per il basket italiano questa fase di stallo si può leggere in diversi modi. Per certi versi è drammatica, per altri complicata, ma in tanto si sforzano di vederla come un’opportunità per rendere più sostenibile il movimento.
«Valgono tutte e tre le considerazioni - tiene a sottolineare Ghiacci - perché fotografano i tre momenti da affrontare: chiusura, programmazione e ripartenza. Il punto interrogativo più grosso è proprio la ripartenza, al momento non abbiamo nemmeno l’idea di cosa succederà. Si parla di palasport aperti per un terzo della capienza, di mascherine e di termo scanner. Io so che il pubblico porta il 30-35% degli introiti e così è difficile programmare. Ciò non significa che non lo stiamo facendo. Vogliamo ripartire da certezze e non da speranze».
La sua Trieste ha giocato l'ultima partita a porte chiuse contro Pistoia. È sostenibile un basket senza pubblico?
«È una cosa che mi terrorizza. Non la concepisco, è come giocare a carte sul computer. In serie A, con Milano, Venezia e Virtus Bologna, avremo un campionato diviso in due fasce, con tre big e tutte le altre dietro. Torneremo al basket di una volta, quando dominavano squadroni come la Simmenthal, l'Ignis e la Kinder».
Il 2020 sembra un anno disgraziato. Non solo il coronavirus, anche la morte di Kobe Bryant, che Ghiacci conobbe durante i suoi anni alla Pallacanestro Reggiana.
«Fui io a portare suo padre Joe a Reggio Emilia. Kobe lo conoscevo bene, la sua morte è stata un momento drammatico. Sono sempre stato in contatto con Joe, ma non ho avuto nemmeno il coraggio di chiamarlo», ammette. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
