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"Il Giro in ottobre? Sarà tutta un'altra corsa"

MASSIMO SESENA
Giorgio Cimurri con il "Pirata" Marco Pantani
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Giorgio Cimurri con il "Pirata" Marco Pantani

Giorgio Cimurri, per cinque edizioni tra gli organizzatori della Corsa Rosa ripercorre la storia della più importante corsa a tappe anch'essa stravolta dalla pandemia 

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REGGIO EMILIA. a passione è quella cosa che - nel caso del ciclismo - oggi ti fa vestire come se dovessi correre una tappa del Giro che non c’è e ti fa pedalare su rulli virtuali insieme ad altre centiania di corridori, professionisti o amatori come te, impegnati in un Giro virtuale, l’unico possibile, in questo tempo pandemico.

Tra questi che sudano davvero correndo per finta, c’è Giorgio Cimurri, uno che la passione per il ciclismo ce l’ha dalla nascita, per via di quel papà, Giannetto, che per decenni ha fatto il massaggiatore dei più grandi campioni delle due ruote. Per far visita all’amico Giannetto facevano tutti tappa a Reggio lasciandogli in dono le loro bici. Bici che prima del lockdown erano in mostra nell’Auditorium della sede centrale del Credem, in via Emilia San Pietro.

«Purtroppo - dice Cimurri, per cinque edizioni responsabile delle pubbliche relazioni del Giro - si è interrotto bruscamente qualcosa di veramente bello. Da quando si è aperta in gennaio, fino ai giorni della chiusura forzata ho visto crescere costantemente il numero dei visitatori. Ma ciò che mi ha fatto più piacere è stato vedere le emozioni che queste bici trasmettevano a chi le vedeva per la prima volta».


L’ennesima prova di quanti amanti abbia il ciclismo in Italia. E adesso, senza il Giro, che si fa?
«Il presidente della Federciclismo Renato Di Rocco ha ipotizzato un rinvio in autunno, subito dopo il Tour che invece ha deciso di partire in agosto. Ma sarebbe comunque tutto molto complicato, anche senza le tre tappe che inizialmente erano previste in Ungheria, che pare verranno cancellate».


Rispetto alle corse in maggio cosa cambia?
«Tutto. Pensiamo a quando il giro arriva in montagna. Occorrerà distanziare anche le tappe, non soltanto i corridori».

Eppure, al pari del calcio, anche il ciclismo sembra non voler rinunciare. Anche qui c’entra il denaro?
«Non stiamo certamente parlando di una industria paragonabile a quella che ruota attorno al calcio, ma allo stesso modo non possiamo ignorare che attorno al ciclismo si muovano interessi importanti, che hanno ad esempio prodotto, in questi anni, un allungamento della stagione che adesso si apre a gennaio e finisce a novembre, con le grandi squadre che corrono negli Emirati Arabi e nel resto del mondo».

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Un altro mondo rispetto a quello di Giannetto. Un ricordo di suo papà che le suggerisce il Giro?
«I ricordi sono tantissimi. Il primo, nel Giro del 1953: io piccolissimo sono in braccio a mia madre e con il resto della mia famiglia aspettiamo l’arrivo in città della Carovana Rosa. Mio padre è sull’ammiraglia dell’Atala e quando ci vede ordina all’autista di fermare la macchina, per prendermi in braccio».

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Poi nel 2001, con il Giro che torna a Reggio Emilia dopo 20 anni...
«C’era ancora il papà. Ricordo il passaggio a Carpineti con l’allora presidente della Commissione Europea Romano Prodi che sale sull’ammiraglia della corsa e poi entra in città. Era la tappa Montecatini–Reggio Emilia e quando il Giro arrivò in piazza Prampolini fu l’apoteosi. Perché il ciclismo è così: ti entra in casa perché è uno sport umile, che premia la fatica e non puoi non amarlo».

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Una occasione per rivivere queste emozioni è certamente costituita dalla mostra che con tanta fatica era riuscito ad allestire grazie al Credem..
«Già, questa tragedia ha fermato tutto, anche questo bellissimo connubio tra le biciclette che hanno fatto la storia del ciclismo mondiale e tanti appassionati che restano estasiati di fronte a questi pezzi di uno sport epico. Quando finirà la quarantena mi auguro che la mostra possa protrarsi. In questo senso ho avuto già qualche rassicurazione. Mi piacerebbe che fosse visitabile fino a giugno e che poi si trovasse per queste bici una collocazione degna e definitiva».

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