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Narduzzo sogna un doppio ritorno al calcio giocato per sè e per la Regia

Andrea Munari
Narduzzo sogna un doppio ritorno al calcio giocato per sè e per la Regia

Il portiere granata è ai box dal dicembre scorso per la rottura del menisco, «ma ora posso allenarmi»

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Andrea Munari / REGGIO EMILIA

La stagione di Davide Narduzzo si è fermata a inizio dicembre. L’ultima partita disputata dal portiere granata è infatti quella del 1 dicembre contro il Piacenza, tra le mura amiche del Città del Tricolore e terminata sul punteggio di 2 a 2. Da lì in poi il problema al menisco e la seguente operazione avvenuta il 13 gennaio scorso, l’hanno costretto a guardare i compagni dalla tribuna.

E ora sta vivendo come tutti l’emergenza Coronavirus: «Ho la fortuna di poter condividere questo momento con mia moglie Carmen – ha affermato il portiere – ci facciamo compagnia a casa e sfruttiamo questa situazione per passare del tempo insieme».

Come trascorre le sue giornate?

«Quando era ancora possibile uscire lavoravo tanto sulla riabilitazione, ora cerco di documentarmi sulla situazione che stiamo vivendo. È una situazione grave e senza precedenti, che sta stravolgendo il mondo e sulla quale c’è ancora troppa poca chiarezza. Serve prudenza».

Il mondo del calcio sta cercando di trovare la soluzione migliore per portare a termine la stagione.

«Così come la vita di tutti i giorni anche lo sport non può non essere condizionato da quello che sta avvenendo ed è giusto che si cerchino le soluzioni migliori per provare a terminare i campionati. Disputare i playoff, anche se con una formula ridotta credo che sia la strada più percorribile rispetto a completare tutta la stagione. Da parte nostra c’è la voglia di giocare per lottare sul campo per i nostri traguardi, senza affidare alla sorte o ad altri metodi la valutazione dei meriti sportivi. Il tutto però deve avvenire nel rispetto dei protocolli di sicurezza. Solo così si può tornare in campo».

Che cosa le manca di più? «Lo spogliatoio, il gruppo. In più da portiere mi manca anche il profumo del terreno di gioco, quello che senti quando ti rialzi dopo una parata che ti ha portato a sfiorare l’erba con il viso. Sono sensazioni che dopo tanti giorni lontano dal campo vengono a mancare e che rappresentano la nostra quotidianità».

Quali sono state le prime sensazioni dopo l’operazione al ginocchio?

«Quando il dottor Pellegrini mi ha comunicato che l’intervento era perfettamente riuscito, mi sono sentito molto sollevato e una voglia incredibile e ho avuto subito una gran di tornare a giocare, potendolo fare finalmente senza il dolore che nell’ultimo periodo mi accompagnava anche nei gesti della vita quotidiana. Ormai sono cinque i mesi senza calcio per me visto che mi sono fermato prima della sosta e ho tanta voglia di tornare in campo».

Come si è svolto il suo recupero?

«Nella prima settimana dopo l’intervento ho lavorato in casa facendo i primi piccoli movimenti e fortunatamente, non sentendo dolore sono riuscito a camminare presto, rispettando la tabella di marcia. Poi ho iniziato a lavorare più intensamente anche due volte al giorno con terapie e palestra, fino a raggiungere un buono stato di forma già a fine febbraio».

Ora come si allena?

«Forza e mantenimento muscolare. Sono pronto a rientrare in gruppo appena sarà possibile». —

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