Ripartenza difficile per il calcio «Meglio preparare il piano B»
Il ministro: «Sentiero sempre più stretto». Club divisi, domani assemblea Dopo la Francia, il blocco della Serie A rischia di far saltare le coppe europee
milano
La Serie A diventa la frontiera che non deve cadere per il fronte di chi vuole riprendere la stagione calcistica. Dopo Belgio, Olanda e Francia, da ieri anche l’Italia è più vicina alla chiusura definitiva. Le parole del ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, non sono mai state così nette: «Vedo il sentiero per la ripresa sempre più stretto – ha detto –, Lega e Figc dovrebbero iniziare a pensare a un piano B. Se la ripresa non sarà in sicurezza saremo costretti a fermarci. La scelta della Francia può spingere anche l’Italia a seguire quella linea. Entro questa settimana il Comitato tecnico scientifico del governo dirà se è attuabile il protocollo per gli allenamenti. Quindi, curva dei contagi alla mano, decideremo sul campionato». Ancora più secco il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri: «Inverosimile che riprenda il calcio in Italia».
Per il calcio europeo sarebbe uno smottamento dalle conseguenze imprevedibili. Dopo aver perso il quinto campionato per importanza (la Ligue 1), sarebbe durissimo rinunciare a uno dei primi quattro, considerato che Spagna e Inghilterra al momento non offrono certezze (solo la Germania non tentenna). Vacillerebbe anche il progetto di ripartire con Champions ed Europa League. Infatti la Uefa, a metà pomeriggio, diffonde le dichiarazioni ottimistiche del presidente della Commissione medica di Nyon, Tim Meyer: «Tutte le organizzazioni calcistiche, che stanno pianificando il riavvio, realizzeranno protocolli per la salute. Con queste condizioni e nel pieno rispetto delle legislazioni nazionali, è sicuramente possibile pianificare la ripresa delle competizioni».
La Figc attende la convocazione del Comitato tecnico scientifico per discutere del protocollo. Spadafora cavalca la spaccatura interna alla Lega: «Potrebbe esserci una maggioranza dei presidenti a favore della sospensione». Via Rosellini per tutta la giornata ha cercato di replicare al governo con un comunicato per chiedere di avere date certe per allenamenti e partite. Ma, con il passare delle ore, diventava evidente l’impossibilità di accordarsi su una versione condivisa. Cellino e Cairo non hanno voluto sottoscrivere un documento favorevole alla ripresa. L’ultima bozza, secondo i moderati guidati da Inter e Juventus, sarebbe stata troppo dura verso il governo, finendo per contraddire la linea più diplomatica della Figc.
Il presidente Dal Pino ha preferito aggiornare la discussione all’assemblea di domani, nel tentativo di convincere Torino e Brescia per recuperare l’unanimità raggiunta appena la scorsa settimana (la discussione di ieri dimostra quanto fosse friabile la delibera votata da tutti per appoggiare la conclusione del campionato). Ma non sarà facile. I calciatori confidano in una correzione governativa del divieto di allenamenti individuali nei centri sportivi. Il ministro Boccia ha fatto il primo passo in questa direzione. Ma le partite saranno comunque un’altra storia. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
