«Nessun accordo equo con i club»
Monta la polemica sui compensi dei giocatori: Valenti, ex Pallacanestro Reggiana, soffia sul fuoco
reggio emilia
Un limbo di mancati pagamenti e incertezze sul futuro in cui navigano decine di atleti.
La Pallacanestro Reggiana è storicamente una della società più solide e serie sul fronte economico, e per questo diventata negli anni destinazione parecchio ambita. Anche in questa situazione, così complessa e assolutamente inedita, la società biancorossa è riuscita ad arrivare ad accordi con tutti i propri tesserati, senza particolari scossoni.
In giro per l’Italia non è sempre andata così bene, oggi come ieri, e tantissimi atleti sono alle prese con sofferenze assortite per ricevere quanto dovuto. A segnalarlo, fra gli altri, l’ex capitano reggiano Rudy Valenti, sempre molto attivo sui social anche nel commentare magagne e bubboni della pallacanestro italiana.
Il tema è davvero intricato, il blocco dei campionati ha stroncato le entrate di club appoggiati a botteghini e sponsor, particolarmente delicato per l’A2 e per la serie B.
Formalmente, si parla di dilettantismo, ma ovviamente si tratta di mondi in cui i giocatori vivono dei loro ingaggi e delle loro prestazioni sportive.
Non in tutte le realtà, le parti sono riuscite a raggiungere delle transazioni che permettessero ai club di fare economia, oggi quanto preziosa, ma allo stesso tempo non togliessero quanto pattuito a inizio anno a persone che ora sono praticamente impossibilitate ad avere altre entrate. E, specie dall’A2 in giù, non si parla di compensi stellari stile Eurolega, tutt’altro.
Valenti, sul suo profilo Facebook, ha condiviso un articolo in cui si parla della lunga intervista rilasciata il 26 aprile ad Avvenire da Mario Boni, oggi vicepresidente della Giba, il sindacato dei giocatori.
«Concordo pienamente. Ci vuole buon senso per tutto. Dico solo che la cosa giusta sarebbe stata trovare un accordo equo tra società ed atleti, come hanno trovato in tanti», scrive il capitano biancorosso dell’anno della promozione in serie A, un successo che lui ha vissuto solo in parte sul campo dopo un brutto infortunio che lo ha tenuto fermo per mesi, favorendo l’ingaggio di Michele Antonutti come suo rincalzo.
«Molti giocatori fanno del basket il proprio lavoro: se un club non paga sia penalizzato o estromesso dal campionato» aveva affermato Boni nelle sue nuove vesti di rappresentante della categoria, dopo decenni passati a segnare caterve di punti in ogni categoria, dalle coppe europee sino alle serie regionali.
La pandemia ha provocato uno stop a un mondo, quello sportivo, che già prima si reggeva su equilibri fragili.
Fuori dagli “universi paralleli” dell’Eurolega, la pallacanestro consente a tantissimi atleti e a tanti tecnici di vivere della propria passione di sempre, ma in tanti casi non permette di accumulare scorte tali da fronteggiare un improvvisa e totale interruzione dei proventi. In una fase in cui poi anche una riconversione è impraticabile, perché anche le attività di base sono tutte interrotte. Vi sono club che si sono trovati in oggettive difficoltà ed altri che magari hanno pure cavalcato l’occasione per autopraticarsi sconti anche massicci sugli ingaggi.
Con poche possibilità di rivalsa per gli atleti. —
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