«Un turbinio di emozioni, una gioia pazzesca quel gol al Milan che salvò la Reggiana»
Il primo maggio di 26 anni fa, Max Esposito mise a segno a San Siro la rete che regalò ai granata un’altra stagione in serie A
REGGIO EMILIA. C’è una foto, un’immagine che rimarrà per sempre negli annali della Reggiana. Quella corsa di Max Esposito a torso nudo verso una gradinata strapiena di tifosi festanti, la maglia granata, nell’occasione bianca, in mano e sventolata sul terreno di San Siro rappresentano il momento più alto della storia granata.
Aveva, Esposito, appena segnato la rete che determinò la prima, storica e purtroppo ultima, salvezza in A. L’apoteosi della Reggiana di Pippo Marchioro.
Era il primo maggio del 1994, una domenica destinata ad essere sempre ricordata, ad ogni anniversario, dal mondo dello sport.
A Reggio per quell’impresa, a livello mondiale per la scomparsa, sul circuito di Imola, di Ayton Senna, uno dei piloti più amati per il suo modo, sempre all’attacco, di interpretare le gare. Sono passati 26 ani, la maggior parte dei giocatori della Reggiana manco erano ancora nati, eppure sembra ieri. Anche per “Speedy pizza”, il soprannome di Esposto, così fu ribattezzato da queste parti per la velocità e le origini napoletane. Che nella mente si porta tutta quella gara.
«Fui - dice - l’unico o quasi a cercare sempre la porta, volevo quella vittoria, poi a poco più di un quarto d’ora dalla fine, Beppe Scienza di esterno diede vita ad un’azione quasi di contropiede, mi allungò la palla sulla destra e io, sempre di collo esterno, calciai senza pensarci un attimo, traiettoria giusta, un turbinio di emozioni, una gioia pazzesca».
La Reggiana arriva a quel match un punto dietro il Piacenza. Che al venerdì aveva impattato per 0-0 a Parma in una partita non partita ed anticipata su richiesta dei ducali, impegnati il martedì successivo a Copenaghen nella finale di Coppa delle Coppe , persa poi malamente con l’ Arsenal. I maligni sussurravano che Parma e Milan avessero sottoscritto un tacito accordo. Finire in pareggio per mandare poi Reggiana e Piacenza a giocarsi la salvezza allo spareggio. In campo, quella domenica, davvero si respirava quell’aria? Esposito lo esclude categoricamente.
«Certo - dice- il Milan non era stellare, aveva già vinto il campionato, mentalmente può darsi che pensasse più alla finale di Champions con il Barcellona che l’attendeva ad Atene, ma aveva in campo grandi nomi, per noi era una partita da dentro o fuori, fu sofferta, tesa, il timore di commettere un errore era palpabile. E poi a far tacere le malelingue ci fu quella grandissima parata di Taffarel su Massaro».
I due, Taffarel e Massaro si troveranno di fronte, l’uno all’altro, anche un paio di mesi dopo e la posta valeva davvero tanto, il titolo di campioni del mondo. Ed anche in quell’occasione il portiere brasiliano, sì perché la Reggiana può vantarsi di aver avuto tra le sue fila un campione mondiale, ipnotizzò il milanista sul dischetto.
«Sono annate, situazioni- commenta Esposito- così, capita a un attaccante di trovare un portiere che con te si esalta, e poi Taffarel era davvero bravo, forse non continuo, ma un ottimo portiere e una brava persona».
Esposito, nonostante richieste della Sampdoria e di altre società, rimarrà a Reggio anche la stagione successiva, culminata nella retrocessione.
«Fu un campionato sfortunato, partiti male e finiti male, ci fu un cambio generazionale che non pagò, neppure la scelta di mettere Ferrari al posto di Marchioro, dopo quello che aveva fatto e , soprattutto, avergli impedito i in estate di andare al Torino, non lo meritava proprio».
Da una decina d’anni, dopo aver girovagato in lungo e in largo l’Italia(Lazio, Perugia, Brescia, Terni, Chievo, Padova, Venezia, Triestina ed aver anche allenato la nazionale italiano di beach soccer) si è stabilito a Padova, dove allena il settore giovanile.
«Mi manca - ammette - l’esperienza in una prima squadra, chissà, prima o poi forse arriverà».
Scettico sulla possibilità di poter riprendere la serie C. La situazione sanitaria la rende problematica in serie A, figurarsi ai piani di sotto.
«Per essere sicuri che non vi siano contagi bisognerebbe tenere i giocatori in ritiro per oltre un mese, ma psicologicamente non sai come uno reagisce tanto tempo lontano dalla famiglia, è un problema in più che non mi pare sia stato contemplato dai vari protocolli».
E allora Max sposa appieno la proposta di Galliani: ripresa dei campionati a settembre, si scongiurerebbe anche il rischio di giocare con il gran caldo, e differimento dell’inizio della prossima stagione a dicembre o gennaio. Ponendo come termine per la conclusione non maggio ma giugno. «Ma in ballo- conclude - ci sono interessi diversi e se si riprende è solo per salvaguardare gli aspetti economici». —
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