La Reggiana dà spettacolo ma la serie A sembra stregata
Tra il 1966 e il 1968, per due volte all’ultimo sfugge la promozione. Ma il Mirabello si innamora dei suoi idoli: Grevi, Boranga, Crippa e Fanello
REGGIO EMILIA. La Reggiana inizia il decennio del miracolo economico italiano con rinnovate speranze di agguantare l’agognata promozione in massima serie.
La stagione 59/60 si apre con l’importante ritorno di Catalani a centrocampo e la squadra si conferma la sorpresa del torneo lottando fin al termine del campionato contro le corazzate Torino e Lecco giungendo al quinto posto. Nel 60/61 dopo le due precedenti ottime stagioni, la dirigenza punta decisamente alla promozione.
La Reggiana disputa un’ottima stagione e grazie anche ai 18 gol di bomber Sardei accarezza il sogno promozione fino all’ultimo, ma la sconfitta nel match decisivo contro l’Alessandria ci costringe ad un amaro quarto posto.
Il campionato 61/62 è l’ultimo di Luigi Del Grosso alla guida dei granata, e la Reggiana però incappa in una stagione sfortunata retrocedendo in Serie C. Nell’annata successiva si tenta l’immediato ritorno in Serie B, ma sulla strada della promozione incappiamo in diverse ottime squadre che ci costringono alla quinta posizione finale. Il campionato 63/64 sarà invece una delle stagioni più vincenti ed entusiasmanti della storia granata: Luigi Del Grosso ritorna come direttore tecnico ed in panchina siede Giancarlo Cadè.
I granata disputano una stagione strabiliante vincendo il campionato con ben 13 punti sul Savona secondo in classifica, con 60 gol fatti e solamente 12 subiti, e soprattutto un record di imbattibilità di 28 partite consecutive. A fine stagione mister Cadè lascia la società per dissidi con la dirigenza e quindi alla guida dei granata per il 64/65 viene chiamato Dino Ballacci. La Reggiana disputerà un campionato altalenante raggiungendo l’undicesimo posto finale. Nel 1965/1966 ha inizio l’era Bizzotto, che rimarrà alla guida dei granata per 5 stagioni.
Dopo una stagione non esaltante chiusa al quindicesimo posto, nel 1966 in casa granata è tempo di rivoluzione. In estate arrivano Corni , Fogar, Mazzanti e soprattutto Dante Crippa. Grazie ai suoi gol i granata di Bizzotto giungono terzi ma quell’anno in Serie A vanno solo 2 formazioni, a causa di una riforma dei campionati che diminuisce la serie A da 18 a 16 squadre.
In quella stagione da ricordare la squalifica a vita rimediata da Giampiero Grevi per aver schiaffeggiato l’arbitro nella gara di fine campionato col Genoa a Marassi, conclusa 8 a 1 per i rossoblù. Dopo due ottimi campionati nel 1967/68 si punta al salto di categoria. La squadra viene rinforzata con l’acquisto del portiere Boranga dalla Fiorentina e del bomber Fanello. Viene ammodernato anche lo stadio Mirabello con la risistemazione delle tribune, l’allargamento della capienza totale e il rifacimento del campo, che vede finalmente il passaggio al mando erboso dalla vecchia carbonella che aveva contraddistinto il terreno dello stadio reggiano. Un calo nel finale, dopo un ottimo campionato, costringe i granata ad accontentarsi della sesta piazza. Il decennio si chiude con un altro campionato beffardo. Al triumvirato formato da Visconti, Lari e Degola, si aggiunge Rainero Lombardini. La serie A oramai sembra stregata e nonostante un grandissimo campionato, la Reggiana butta letteralmente al vento l’opportunità di esser promossa nelle ultime due partite di campionato, dove non va oltre 2 pareggi, uno dei quali, ottenuto nell’ultima giornata sul campo di una Lazio già promossa. La Reggiana giungerà ancora una volta ad un passo dal paradiso classificandosi quarta ad un solo punto dal terzo posto occupato dal Bari. —
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