Lo sfogo di Algeri della Virtus Libertas: «Lo sport a Pieve dimenticato da anni»
Lo sport appeso a un filo. Le società dilettantistiche che hanno in gestione gli impianti comunali temono una ripresa senza aiuti
L’INTERVISTA
NICOLO’ VALLI
«Lasciati soli e senza l’appoggio delle istituzioni».
Nella situazione d’emergenza che stanno fronteggiando le diverse società arriva forte anche il grido della Virtus Libertas, club nato solo sei anni fa ma che può vantare numeri importanti in termini di tesserati. Antonio Algeri, dirigente del sodalizio rossoblù, illustra lo stato delle cose. E fa capire come la pandemia ha accentuato problemi esistenti da tempo e che non riguardano nemmeno soltanto la singola società sportiva ma - a detta di Algeri - un intero pezzo di Reggio. La zona ovest della città, quella che si adagia quasi tutta a nord della via Emilia nel tratto tra Pieve Modolena, Cella e Cadè che in questi anni sarebbe stata dimenticata dal Comune.
«Noi abbiamo a disposizione due campi- spiega Algeri- quello comunale di Cella e quello parrocchiale di Pieve Modolena. Per la prima struttura dovremmo dunque ricevere un aiuto da parte delle autorità competenti ma con quei soldi non diventiamo certi ricchi, considerato che abbiamo da coprire il rimborso a custodi ed allenatori oltre a rispettare le utenze. Per il terreno di gioco di Pieve abbiamo invece avuto la concessione gratuita, ma dovendo sobbarcarci tutti i costi per la manutenzione. Paradossalmente la crisi sarà più facile da fronteggiare per le società parrocchiali rispetto a quelle più strutturate».
Algeri critica poi la gestione dell’amministrazione comunale per non avere pensato ad una modernizzazione dell’impiantistica sportiva nella zona Ovest della città: «Con la Fondazione i rapporti sono buoni - continua il referente della società dilettantistica - mentre al comune contestiamo un mancato interesse per quest’area di Reggio Emilia. Prima delle elezioni del 2019 si era parlato di certi progetti, poi rimaste solo bozze. Non parlo solo di calcio ma anche di altri sport, poiché l’ultima opera completata risale a circa cinquant’anni fa; se ci pensate palestre, campi sintetici e piscine vengono tutte realizzate nella parte opposta rispetto a dove operiamo, lasciandoci così convivere con strutture non più idonee: la palestra di Cella, per fare un esempio, fa riferimento al periodo delle guerre mondiali».
Anche la Virtus Libertas si prepara dunque ad una stagione sportiva che non si preannuncia di certo facile, con un inevitabile calo dei ricavi tra sconti alle famiglie e diminuzione degli sponsor. Il team del presidente Luciano Sessa vuole però fornire ai propri ragazzi servizi sempre più completi, sia da un punto di vista tecnico che strutturale: «La parola d’ordine sarà ottimizzazione dei costi, e questo purtroppo ci obbligherà a fare dei tagli alle attività. Da 3 anni portiamo avanti a nostre spese Virtus Libertas Social, facendo attività per bambini diversamente abili. Non so se potremo però ancora permettercelo, anche perché non abbiamo il coraggio di chiedere soldi ai genitori di questi ragazzi. Il punto è che noi dirigenti non siamo professionisti, ma volontari che hanno la missione sociale di portare tanti ragazzi fuori da casa dando loro svago. Le responsabilità sono però tantissime, e non siamo tutelati a dovere. Il settore giovanile per noi è fondamentale, ancora di più della prima squadra: ci piacerebbe a tal proposito modernizzare il campo di Pieve per avere una concessione più lunga rispetto invece ai vincoli imposti dal comune».
«Non escludo neanche eventuali fusioni- chiude Antonio Algeri- perché da soli non riusciamo a cambiare le cose. Molti dirigenti di una certa età pensano infatti unicamente al proprio orticello, ma non hanno capito che il problema è generale: cambiare le carte in tavola per rendere le società di calcio più autonome ed in grado di sopravvivere». —
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