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Pallamano serie A 

Lorenzo Vosca ricorda Rubiera «Che squadrone la mia Arag»

Nicolo' Rinaldi
Lorenzo Vosca ricorda Rubiera «Che squadrone la mia Arag»

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l’intervista

Nicolo' Rinaldi

Il sipario sulla stagione pallamanistica 2019/2020 è calato in modo definitivo: non verranno assegnati nemmeno gli scudetti. Tra le squadre che avrebbero disputato le finali tricolori di A1 c'è la Raimond Sassari, che può contare sul giocatore più "anziano" di tutta la massima serie: si tratta di Lorenzo Vosca, classe 1976. Nell'annata 1998/'99, il pivot di origine friulana ha vestito la maglia della gloriosa Arag Rubiera:

Che ricordi ha dei suoi trascorsi rubieresi?

«Si è trattato del mio esordio da professionista. Io provenivo dal Trieste, ed ero in arrivo una pesante rottura al legamento. Tra i miei compagni di squadra nelle file dell'Arag c'erano nomi di altissimo calibro, come ad esempio Barberini, Boschi, Massotti, Bronzo, Davide Ruozzi: abbiamo ottenuto il terzo posto in A1, mentre in Coppa Italia siamo giunti fino alla semifinale».

Ci fu anche il cambio alla guida tecnica, avvenuto poco prima della semifinale scudetto di ritorno contro Prato: da Bojan Levstik a Fabrizio Zafferi. Quali sono le principali differenze tra i due allenatori?

«Spiace dirlo, ma purtroppo Levstik non ha saputo trovare le rotazioni e gli schemi giusti per valorizzare al meglio i campioni che avevamo: Zafferi ha poi riportato serenità, apportando anche alcune efficaci modifiche sul piano tattico».

Cosa le ha lasciato l'esperienza di Rubiera?

«Per me il passaggio tra i "pro" non è stato così semplice, ma nell'Arag ho davvero imparato moltissimo: poi, la tribuna del Pala Bursi era sempre piena e vociante. Tra i compagni di squadra di quel periodo, sono rimasto in contatto con Luca Dallari».

Come è cambiata la pallamano italiana in questi decenni?

«Penso che il livello generale sia calato. Oggi si punta quasi tutto sulla forza e sulla corsa: invece in passato si dava molta più importanza alla qualità dei movimenti, ai gesti tecnici, al cercare varie soluzioni di gioco».

Parlando del presente, la sua Raimond Sassari avrebbe avuto buone possibilità di conquistare lo scudetto? «Vincere sarebbe stato difficile, ma squadra e società hanno le caratteristiche necessarie per costruire un futuro sempre più gratificante». —

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