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«Servono riforme a tutto lo sport perché sotto canestro i paperoni sono pochi»

adriano arati
«Servono riforme a tutto lo sport perché sotto canestro i paperoni sono pochi»

Basket serie A - L’ex biancorosso Luca Infante, rappresentante sindacale dei giocatori, fa il punto della situazione post-Covid 19 

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l’intervista

adriano arati

Tutela dei colleghi, studi per la prossima carriera, la condizione atletica da mantenere in condizioni certo non ottimali. Come da carattere e spirito, Luca Infante non si è fermato nemmeno durante la clausura a Reggio.

Dopo aver iniziato la stagione con la Grissin Bon, l’ex capitano biancorosso a gennaio si era trasferito in A2 a Mantova, in una squadra ambiziosa e in pienissima crescita. Il blocco totale ha spento i sogni. Dalla fine di febbraio, Infante si è concentrato non solo sul proprio corpo ma anche sui problemi dei colleghi, alle prese con scarse tutele e contratti da far rispettare. Da tempo è consigliere della Giba, il sindacato giocatori, e in questo ruolo ha preso spesso posizione sulle tante difficoltà emerse.

E i guai non sono mancati...

«Il Primo Maggio abbiamo preso pubblicamente posizione, è un problema che riguarda tantissimi sport».

Eppure, rimane sempre il pregiudizio che gli atleti siano privilegiati. È così?

«Non ci si rende conto che non stiamo parlando di super stipendi, anzi, ma di atleti che con il loro lavoro mantengono famiglie, pagano mutui. Come tutti i lavoratori. E con cifre certo non esorbitanti».

In più, il nodo dilettantismo che pesa?

«Penso che in Italia ci sia bisogno di rivedere l’attuale assetto, con il dilettantismo è molto complesso avere tutele. Anche il sindacato giocatori prende posizioni, ma non può far molto di più. E tanti atleti ancora non hanno avuto risposte per il loro lavoro».

I tempi sono davvero così lunghi?

«Alcuni nodi si sono sciolti dopo gli interventi del ministro, e dalla seconda tranche molti atleti hanno potuto accedere ai contributi di emergenza. Continuare a pensare che siano tutti milionari è assurdo».

Cosa servirebbe?

«Voglia di dialogare, di confrontarsi e di dare disponibilità. Da tutte le parti in causa, e non è sempre stato così, in questo periodo, anzi».

Ci sono società che, tolti gli incassi delle gare, si sono trovate all’acqua alla gola. E sono in difficoltà oggettiva...

«E’ verissimo, su questo forse sarò brutale: l’attuale situazione va rivista, e questa può essere l’occasione».

Che intende?

«Si può pensare a rivedere i campionati. Forse la serie A deve scendere a 16 squadre, l’A2 deve passare dalle attuali 28 a 20 società, per fare esempi. Così forse anche le tutele per gli atleti sarebbero più semplici da garantire».

Ragiona anche da futuro addetto ai lavori?

«Io voglio lavorare nel basket, sto continuando i miei studi come dirigente, sono temi che mi interessano».

Qui arriviamo al futuro prossimo. Da giocatore o fuori dal campo?

«Io mi sento benissimo, e voglio continuare a giocare. Ho un contratto di un altro anno con Pallacanestro Reggiana, e un’opzione per proseguire con Mantova».

A proposito: come si è trovato, a Mantova?

«Ho solo un grande rimpianto, perché stavamo ingranando, si avvicinava la Coppa Italia, peccato. Ma giustamente le priorità erano altre, sanitarie».

A ogni modo, la rivedremo sul parquet.

«Io ho voglia di giocare, e mi sento di poter essere utile. Non poter giocare neanche un minuto, a Reggio, mi faceva male al cuore». —

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