Capitan Datome tra pesi e Bach «Ai Giochi ci sarò»
Basket: l’azzurro isolato in Sardegna «Due mesi senza pallone: mai fatti prima»
l’intervista
Non tocca un pallone da basket dal 14 marzo. «Neanche da bambino mi era capitato di stare così tanto tempo senza», riflette Gigi Datome. Storia di 52 giorni fa. Iniziata a Istanbul, sponda Fenerbahce, e proseguita in Sardegna nell’albergo di famiglia a Golfo Aranci, l’astinenza del capitano della Nazionale si avvia verso il capolinea: «Ieri sono andato a correre e da oggi valuterò se, come e quando riprendere da solo con la palla, nel rispetto delle leggi e delle distanze, al PalaDatome (intitolato allo zio scomparso, nda) della Santa Croce Olbia».
Finora come si è allenato senza pallone?
«Ho fatto pesi ogni mattina. In giardino o, quando pioveva, in hotel. Ma il basket è anche altro: correre, saltare, palleggiare, tirare».
Ci pensa mai che la scorsa estate, con la Nazionale, è passato da Wuhan?
«Mi è venuto in mente con i primi casi. Ai Mondiali, in quei giorni a Wuhan, ne avevo abbastanza della Cina: non andavo mai in giro».
In questi giorni poteva giocare i playoff di Eurolega...
«Doveva essere il momento più bello della stagione, ma mi sentirei davvero piccolo a pensare al mio orticello con quel che stiamo passando».
L’Eurolega ripartirà?
«Ora appare difficile, ma c’è tempo fino al 24 maggio. Sarebbe bello se ci fossero le condizioni per riprendere in salute, ma so anche che il presidente Bertomeu prenderà la decisione corretta».
Come quella dell’Associazione giocatori dell’Eurolega, di cui lei è presidente, su una cifra concordata per il taglio degli stipendi?
«Tutti hanno capito il momento, messo da parte gli egoismi e sono venuti incontro al movimento. C’è stato tanto lavoro dietro: non era facile far coesistere situazioni e tassazioni differenti. Noi giocatori abbiamo dato una grande dimostrazione di cooperazione e serietà».
Ha visto che Obradovic, suo coach al Fenerbahce, si è fatto crescere la barba?
«Non è ancora ai miei livelli: io parto in vantaggio e ora ce l’ho lunghissima. Con lui e i miei compagni del Fenerbahce, sparsi per il mondo, ci raccontiamo come ce la stiamo passando: in Serbia si sono dovuti fare 28 giorni di quarantena».
Cosa stavano dicendo Serie A e Nba fino allo stop?
«In Italia con gli arrivi di Teodosic, Rodriguez e Messina il livello tecnico è salito molto. Ho seguito poco la Nba: resta un mondo bellissimo, sono fiero di averne fatto parte».
Preolimpico, eventuali Olimpiadi e Europei un anno più tardi: cambia qualcosa tra il capitano Datome e la Nazionale?
«Niente. Se starò bene ci sarò, come sempre. Un anno in più non fa tutta questa differenza».
Durante la quarantena ha letto libri e suonato la chitarra come al solito?
«Purtroppo ho letto di meno ma in compenso ho suonato molto di più, ripreso le lezioni di chitarra via web e ascoltato tantissimo Bach». —
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