Gazzetta di Reggio

Sport

«Lontano da troppo tempo sto morendo dalla voglia di toccare un pallone»

adriano arati
«Lontano da troppo tempo sto morendo dalla voglia di toccare un pallone»

L’esterno Alessandro Cipolla sarebbe dovuto rientrare dopo l’infortunio ma il lockdown ha posticipato l’appuntamento con il campo 

3 MINUTI DI LETTURA





il protagonista

adriano arati

«Sto morendo dalla voglia di toccare un pallone».

Sorride pensando all’agognato ritorno all’attività, che si spera ormai non lontano, il giovane Alessandro Cipolla.

Il play/guardia è fermo da tempo: a inizio preparazione, fresco del primo contratto da professionista, ha riportato una lesione al piede sinistro, e pochi mesi dopo è arrivato un infortunio similare. Il ragazzo stava preparandosi al pieno recupero al momento della pausa. Da allora, ha potuto solo lavorare in foresteria assieme agli amici e compagni.

Come avete passato la quarantena?

«Tutto sommato è andata, eravamo in sei e questo ci ha aiutato parecchio, ci siamo fatti compagnia, da soli sarebbe stato più complesso».

È riuscito ad allenarsi?

«Sì. Ho lavorato tutti i giorni, seguendo le indicazioni del preparatore anche per quanto riguarda il mio recupero dall’infortunio».

Dal 4 maggio è possibile uscire. Ne ha approfittato?

«Ho fatto qualche corsetta all’aperto ma continuo ad allenarmi anche in casa. Sono rimasto a Reggio durante la quarantena sperando che si potesse riprendere a lavorare, più avanti, vedremo. Muoio davvero dalla voglia di avere un pallone in mano, anche solo per fare esercizi individuali, speriamo ci si possa arrivare».

Il responsabile del settore giovanile Andrea Menozzi ha usato belle parole per lei, sottolineando che la vede prima di tutto come play. Lei che ne pensa?

«Prima di tutto, dipende sempre dalle esigenze dell’allenatore e della squadra, in ogni contesto, io sarò sempre a disposizione per qualsiasi esigenza. Poi, i miei allenatori mi hanno aiutato a vedere meglio la questione».

Che intende?

«A Desio io ero sempre stato molto improntato all’aspetto realizzativo, poi nell’ultimo anno a Desio con Enrico Rocco e dopo a Reggio con Andrea Menozzi ho iniziato a vivere la prospettiva da regista. Devo ringraziarli per questo».

L’hanno fatta crescere?

«Andrea per noi è come un padre, ci segue con grande attenzione e grande dedizione. Ovviamente, come con tutti i papà, ogni tanto arrivano anche delle sfuriate, ma ci vogliono anche quelle».

Ancora non si sarà come potrà essere strutturata la prossima stagione. Lei ha già idee sul suo futuro? Si vede in serie A o preferirebbe fare esperienza nelle serie minori?

«Adesso è davvero difficile pensare al futuro, perché non si sa davvero come si potrà ricominciare né in che modo. Quello che posso dire che ogni decisione la prenderò con la società, in accordo con loro, pensando a quale sia la soluzione migliore per tutti».

In questi anni in cui ha assaggiato la serie A, quali sono i giocatori che l’hanno colpita di più?

«Quest’anno sicuramente Rodriguez e Teodosic, anche per il ruolo, lo stesso mio. Sono impressionanti».

E in casa Pallacanestro Reggiana?

«In questi quattro anni ho avuto la fortuna di vedere tanti esempi. Il principale è Markohsvili, per la determinazione e l’attenzione che metteva in ogni momento, anche in allenamento». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google