Gazzetta di Reggio

Sport

Il baby Stefano Piccinini piace a Juve, Inter e Roma

Andrea Munari
Il baby Stefano Piccinini piace a Juve, Inter e Roma

Il 17enne difensore centrale di Rivalta ha esordito in prima squadra col Sassuolo Ora sono le big del campionato italiano ad aver messo gli occhi su di lui

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA

Esordire nel calcio dei grandi a 16 anni, il 4 dicembre 2019 in Coppa Italia e ora avere gli occhi addosso di alcuni tra i principali club italiani. In pochi mesi la carriera di Stefano Piccinini può raggiungere quelle vette che ogni giovane che inizia a giocare a calcio sogna. Stefano Piccinini, difensore centrale del Sassuolo e che oggi gode di grande fiducia da parte del tecnico De Zerbi, piace a club blasonati come Juventus, Inter e Roma. Giovanissimo, ha indossato per alcune stagioni anche la maglia granata della Reggiana. Ed è proprio nei suoi anni in granata che il ragazzo, che giocava da centrocampista, è stato adattato al ruolo di difensore centrale da Giorgio Gherardi, oggi allenatore della formazione Juniores della Correggese. Fu Davide Caprari a portare a Reggio Stefano Piccinini e, fu proprio lui insieme a Giorgio Gherardi a pensare che potesse ricoprire il ruolo di difensore centrale: «Durante il suo primo anno a Reggio, io allenavo la squadra di suo fratello Gabriele (oggi al Lentigione ndr) – sottolinea mister Gherardi – e spesso in settimana facevamo le partite contro i ragazzi del 2002. Stefano giocava a centrocampo e si vedeva che aveva una buona tecnica di base e buona fisicità, anche se non era molto veloce di gambe». L’idea di spostarlo in difesa è arrivata quasi per caso: «Ero in auto con Davide Caprari che stavamo andando a Cavola a vedere il Torneo della Montagna Juniores, perché giocava suo fratello Gabriele – continua Gherardi – e stavamo parlando della squadra dell’anno dopo, visto che ci mancava un difensore centrale. Davide mi aveva detto che Stefano da piccolino giocava come difensore centrale. Quando siamo arrivati a Cavola era lì anche Stefano per vedere la partita del fratello e all’intervallo ci salutammo, visto che sapeva che sarei stato il suo allenatore alla Reggiana l’anno successivo. In quell’occasione gli dissi che l’avrei fatto giocare in difesa e lui senza esitare mi rispose “ok mister”. Dopodichè sono tornato a sedermi vicino a Davide Caprari dicendogli che non avevamo più bisogno di un difensore centrale, perché l’avrebbe fatto Stefano».

Dopo alcune difficoltà iniziali, le qualità di Piccinini emersero prepotentemente: «Avendo una buona tecnica e buone doti nell’anticipo – prosegue Gherardi – dovette migliorare soprattutto nella lettura delle palle in profondità, aspetto che a centrocampo curi meno. Però, così come suo fratello, ha la grande dote di chiedere e confrontarsi con l’allenatore ogni volta che ha un dubbio e questo è dovuto anche all’ottima famiglia che hanno alle spalle e agli insegnamenti che gli sono stati dati».

Vederlo esordire con la prima squadra del Sassuolo però è stata una sorpresa: «Credo che la sua fortuna sia stata incontrare un allenatore come De Zerbi che ha grande fiducia in lui», conclude Gherardi. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google